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Fabiola Balestriere: “Mi dissero di cambiare mestiere. Violenza in Gomorra, Marco D’Amore ebbe paura per me”

Fabiola Balestriere arriva nell’universo di Gomorra – Le origini per dare corpo e voce alla genesi di Scianel, uno dei personaggi più feroci della serialità italiana. In questa intervista a Fanpage, l’attrice si mette a nudo: dalle critiche per un’estetica giudicata “troppo moderna” ai “no” brutali ricevuti in passato, fino al rapporto con Marco D’Amore.
A cura di Sara Leombruno
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Aveva solo quattro anni quando un’agente la notò per caso. Da quel momento la vita di Fabiola Balestriere è diventata una sequenza di ciak, passando da un set all’altro per interpretare ruoli cuciti addosso a una bambina. Poi, il salto nel vuoto: dal porto sicuro di Un Posto al Sole alla metamorfosi brutale di Scianel in Gomorra – Le origini. Al telefono la sua voce restituisce una sensualità innata, accompagnata da una sicurezza atipica per i suoi ventidue anni. È la stessa lucidità con cui smonta il processo alla sua estetica, a quel volto giudicato da molti "troppo moderno" per la Napoli degli anni Settanta: "Ho fatto il filler alle labbra una volta sola. Trovo assurdo che ci si fermi a questo". Ma oltre il riflesso dello schermo c’è un’attrice che ha imparato a usare i rifiuti come benzina. Quando a diciassette anni, durante un provino, le dissero di "cambiare mestiere", Balestriere ha incassato il colpo e lo ha tenuto in tasca.

*ATTENZIONE SPOILER*

Nel prequel diretto da Marco D'Amore, in onda su Sky ogni venerdì, Annalisa Maiocca non è ancora la boss spietata che tutti ricordano, ma una donna che deve fare i conti con la violenza di un marito padrone. Sul set, le scene delle botte sono così crude da sembrare vere: "Era tutto talmente realistico che Marco si è spaventato guardando il monitor. Ha urlato lo stop perché pensava mi fossi fatta male sul serio", racconta l'attrice.

Fai l'attrice da quando eri molto piccola. Com'è iniziato tutto?

È successo tutto per caso. Avevo quattro anni e un pomeriggio, mentre ero con mia madre dal parrucchiere a Castellammare di Stabia, un’agente televisiva mi notò e si innamorò di me. Il giorno dopo contattò i miei genitori perché cercavano una bambina per Un Posto al Sole. All’inizio i miei erano restii, ma alla fine mi portarono al provino.

In quel mondo ti ci sei trovata, quindi.

Sì, la recitazione non è stata un sogno che avevo da sempre, a quell'età nemmeno sai cosa sia il cinema. È stato questo mestiere a scegliermi, prima ancora che sapessi leggere o scrivere.

Hai mai desiderato avere una vita più simile a quella delle altre ragazzine?

Studiare mi ha aiutato a mantenere una vita normale, a sentirmi come le mie amiche che soffrono per le sessioni d'esame e non solo per l'esito di un provino. Su questo, devo dire grazie ai miei genitori. Loro sono lontanissimi da questo mondo: mio padre è medico e mia madre infermiera. Mi hanno sostenuta, ma con una condizione ferrea. Mi hanno sempre detto: "Va bene il cinema, se ti fa stare bene, ma non t’azzardare a lasciare lo studio". Volevano che mantenessi i piedi per terra, consci che questo è un mondo precario. Infatti, mi sono iscritta alla facoltà di Psicologia, mi manca un solo esame per la laurea.

C'è stato un no che ti ha fatto particolarmente male ricevere?

Avevo 17 anni e, durante un provino, sentii chiaramente una persona dire di me: "Secondo me questa dovrebbe cambiare mestiere". Mi è rimasto dentro come un chiodo. Sono una persona molto emotiva, quel commento è stato uno shock. Ho pensato che forse non ero più capace, o che non piacessi più. Ma poi è diventato il mio motore. Mi ha spinta a studiare di più, a impegnarmi al massimo per dimostrare il contrario.

Poi è arrivato il provino per Gomorra.

Ero terrorizzata. Quel giorno sbagliai strada e finii dritta a Scampia: io non c’ero mai stata, guidavo da poco e arrivai in un ritardo clamoroso. Incontrai Marco D'Amore fuori che fumava una sigaretta. Entrai in una stanza piccola, c’erano sette o otto persone che mi fissavano. Tremavo. Prima di iniziare la scena, Marco mi venne vicino, mi guardò negli occhi e disse: "Chi è bravo non deve avere paura". Bastarono quelle parole. Mi sono sciolta e ho dato tutto.

Fonte: Getty Images
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Sei stata tu a proporti per il personaggio di Scianel?

Assolutamente no, anzi. Quando venni a sapere che mi volevano per quel ruolo ero molto titubante, mi chiedevo come avrei fatto a interpretare una futura criminale. Per fortuna è andato tutto bene.

Il web si è diviso sul tuo aspetto fisico, giudicato da alcuni "anacronistico" per la Napoli del 1977. Mi riferisco in particolare alle critiche sulle labbra e sulle lenti colorate.

Ho letto quei commenti. Il filler alle labbra l'ho fatto quattro anni fa, fu un vezzo dei miei diciotto anni. Oggi non si vede quasi più nulla, ma la gente continua a parlarne. Trovo assurdo che ci si fermi a questo: ho visto attori con le faccette fare film western senza che nessuno dicesse nulla. Marco D'Amore non ha mai sollevato il problema, lui cercava la mia voce, questo tono basso e rauco che io credevo fosse un difetto. Credo non se ne sia nemmeno accorto.

Per le lenti a contatto, invece?

Quella è stata una scelta di scena perché Scianel, nella serie originale, ha gli occhi verdi e i miei sono marroni. Quando mi prese, Marco scherzò al telefono proprio su questo, e disse: "Nonostante gli occhi, ti abbiamo scelta". Ho pianto di gioia per tutto il giorno.

Il quarto episodio è fondamentale per lo sviluppo del personaggio. Scianel uccide il marito perché è stanca di subire le sue violenze. Come ti sei preparata per una scena così cruda?

Annalisa è una calcolatrice, una stratega. Abbiamo lavorato tanto sulla sua totale consapevolezza: lei non è come Imma, che uccide d'istinto e poi piange. Annalisa ha gli occhi lucidi, ma non piange mai. Quel giorno sul set ero come uno zombie, ero totalmente assorbita dalla freddezza del personaggio. È un omicidio studiato nei minimi dettagli, un passaggio necessario per dare origine alla Scianel che tutti conosciamo.

Fonte foto: Marco Ghidelli
Fonte foto: Marco Ghidelli

In una scena precedente a quel momento, suo marito esercita una violenza fisica molto forte contro di lei. Come ti sei sentita mentre la giravi?

È stato un lavoro di stunt durato due settimane. Arturo Scognamiglio, l'attore che interpreta il marito di Annalisa, è stato bravissimo: sapeva esattamente come prendermi senza farmi male. Era tutto così realistico che Marco, guardando dal monitor, si è spaventato e ha urlato: "Stop! Fabiola ti sei fatta male?". Sembrava avessi dato una capocciata vera all'armadio, ma io stavo bene. Ho pensato molto a chi vive queste violenze ogni giorno, ma il personaggio mi ha dato una forza diversa: lei non abbassa la testa, non si fa vedere debole da nessuno.

Se Annalisa non sembra aver bisogno di un uomo nella sua vita, che rapporto hai tu con l'amore?

Per me è un paradosso: sono precisissima sul lavoro e un disastro nel privato. Sono innamorata dell’amore, ma riconosco di essere ingombrante. Spesso i ragazzi non reggono il mio lavoro, la popolarità, o il fatto che parli sempre di cinema. In passato ho cercato relazioni solo per riempire dei vuoti, per sentirmi "normale", ma ho capito che è un errore. Quando ho smesso di cercare, le cose sono arrivate. Ora sono impegnata emotivamente con un mio coetaneo, è una cosa fresca e voglio proteggerla, tenerla privata per la prima volta.

Cosa rispondi a chi critica la serie dicendo che spinge i giovani verso la criminalità?

È un’opinione che non condivido. Io sono cresciuta guardando Scarface e volevo solo diventare brava come Al Pacino, non diventare un boss. Mio fratello ha 16 anni, ha visto la serie e mi ha detto di voler fare un provino per la prossima stagione. La responsabilità non è di una serie tv, ma dello Stato e delle istituzioni che devono dare ai giovani alternative reali: sport, oratori, passioni. Dire che si spara perché si è vista una serie è una follia.

Hai ricevuto la "benedizione" di Cristina Donadio, la Scianel originale. Cosa vi siete dette?

L’ho incontrata solo un mese fa, a riprese finite, perché Marco non voleva che ci influenzassimo a vicenda. Mi ha chiamata"gatta selvatica" e mi ha detto che sono stata all’altezza. Sentire la sua approvazione mi ha tolto un peso enorme. Scianel è l'unica donna seduta al tavolo dei criminali uomini, è l'unica vera boss. Portare sullo schermo la sua metamorfosi è stata la sfida più grande della mia vita.

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