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Naza in Tv oltre il muro di indifferenza: perché Rai, Mediaset e La7 dovrebbero fare di tutto per mandarlo in onda

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La visione di Naza sconvolge e per questo andrebbe trasmesso in Tv. Un’occasione per fare servizio pubblico ed evitare il rischio di irrilevanza culturale.

Chi ha visto La zona d'interesse di Jonathan Glazer sa che la scena più atroce del film non contiene una sola goccia di sangue. Sta tutta nella naturalezza con cui la famiglia del comandante di Auschwitz coltiva le sue ortensie a pochi metri dalle ciminiere. Il film non parla solo della Shoah; parla di noi, della nostra innata capacità di costruire muri fisici, mentali e mediatici per impedire all'orrore di filtrare nella nostra routine.

Allo stesso modo Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor che ricostruisce i sistemi di pianificazione degli attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, chiama in causa la distanza da cui scegliamo di guardare. Non si esce uguali dalla sala. Non possono lasciare indifferenti le confessioni gelide dei militari dell'IDF che raccontano come lo sterminio di massa abbia assunto la forma di un videogioco, attuabile a distanza, senza rischi e con il solo fattore degli "effetti collaterali" da calcolare: naza, appunto, i civili da uccidere per colpire i bersagli di Hamas.

Il film doveva circolare nelle sale per soli tre giorni, ma la risposta del pubblico ne ha imposto il prolungamento. Oggi Naza è già materia viva di dibattito e tentativi di negazionismo, con esponenti politici che ne mettono in discussione l'attendibilità perché, come ha sostenuto il deputato di Fratelli d'Italia Federico Mollicone a Piazzapulita, "non cita le fonti". Reazioni che mostrano quanto questo lavoro dia fastidio, smuova le coscienze e obblighi a guardare in faccia la realtà.

Naza è prodotto dallo stesso Jonathan Glazer che ha diretto La Zona d'Interesse insieme al Guardian, il noto quotidiano che ne renderà disponibile la visione globale e gratuita a fine novembre, proprio per il suo valore etico e la sua urgenza storica. E allora la domanda qui in Italia è chi avrà il coraggio di trasmetterlo per primo.

Il rischio per la TV generalista non è solo quello, solito, di arrivare in ritardo rispetto alla rete. È l'irrilevanza culturale mentre le guerre e le devastazioni sono solo un rumore di fondo tra un blocco pubblicitario e un dibattito da tal show. Rai, Mediaset e La7 hanno oggi l'occasione e la responsabilità di trasformare l'approfondimento giornalistico in un atto di resistenza civile, creando attorno alla messa in onda del documentario un evento. Si tratta di un'operazione che avrebbe certamente le sue complessità, per ragioni di diritti e di conseguenze politiche, ma acquistare e mandare in onda Naza prima che il web lo renda di tutti non è un azzardo commerciale: è la differenza tra essere ancora uno strumento di comprensione del mondo o rassegnarsi a rimanere una comoda zona d'interesse.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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