
L’Ariston, per sua natura, tende a dilatarsi fino a voler contenere la complessità del mondo. Ma quando la realtà geopolitica entra nella sala stampa del Festival, l’atmosfera si fa inevitabilmente tesa. Lo ha dimostrato oggi Irina Shayk, la supermodella russa attesa sul palco per la terza serata, che davanti alle domande dirette sulla situazione del suo Paese – a quattro anni dall'inizio del conflitto in Ucraina – ha precisato di non voler fare commenti politici.
Il "muro" di Shayk e l’ironia di Gazzoli
"Sono qui per celebrare l'amore, la musica, l'unità e l'energia positiva. Nel mondo accadono molte cose, ma non voglio fare commenti di carattere politico". Questa la risposta, pronunciata senza ombra di titubanza nel tono della voce, con cui la modella ha blindato la sua presenza a Sanremo 2026. Una posizione che ha creato un evidente cortocircuito in sala, culminato nel commento ironico di Gianluca Gazzoli. Il conduttore, interrogato sulla possibilità di avere Michael Jordan come ospite al suo Basement, ha risposto ridendo: "Non vorrei fare commenti politici", scimmiottando apertamente il leitmotiv della modella. Se, però, la battuta di Gazzoli ha sciolto l’imbarazzo con una risata, ha anche evidenziato quanto sia difficile, in un contesto come quello sanremese, accettare che un ospite rifiuti di prendere una posizione netta su temi che lacerano il dibattito pubblico. Incalzata nuovamente su cosa possa aver suscitato la sua partecipazione al Festival, Shayk ha infatti provato a chiudere il cerchio: "Io voglio inviare un messaggio di pace a tutto il mondo, da russa soprattutto".
Per lei, d'altronde, il confine tra vita privata e propaganda è un terreno già minato. Nel luglio del 2022 finì al centro di una bufera mediatica per una foto pubblicata su Instagram che ritraeva un'insalata russa con la scritta "Russianzzz on Wednesday". Quella "Z", simbolo dell'operazione militare russa, fu interpretata da molti come un segnale di sostegno a Putin. La sua replica fu immediata anche in quel caso: "A volte un'insalata è solo un'insalata. Nessun messaggio in codice", scrisse sui social. Proprio quel precedente spiega, forse, la prudenza estrema di oggi. Shayk potrebbe aver scelto una strategia di protezione, consapevole che ogni sua parola – in un senso o nell'altro – potrebbe essere vivisezionata e potenzialmente strumentalizzata.
Il diritto al non-commento
Per quanto sia doverosa un'attenzione sulle atrocità del conflitto in Ucraina e sulla necessità di una risoluzione pacifica, il silenzio di una personalità così influente non appare inconcepibile, secondo il parere di chi scrive. Il motivo è semplice: è necessario distinguere i piani. Shayk non calca il palco dell'Ariston in veste di diplomatica o attivista, ma come professionista dello spettacolo e della moda. Pretendere un manifesto ideologico da chi è lì per co-condurre una serata di canzoni è, per certi versi, una forzatura. Sebbene la neutralità possa sembrare una fuga dalle responsabilità, resta un diritto individuale legittimo. In un clima mediatico che esige costantemente schieramenti frontali, il rifiuto di partecipare al dibattito politico può essere letto non come indifferenza, ma come la volontà di tenere separata la propria figura professionale da una tragedia che, per origini e legami personali, la tocca probabilmente in modi che non siamo tenuti a conoscere.