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Festival di Sanremo 2026

Il testo e il significato di Ai Ai di Dargen D’Amico a Sanremo 2026: la sostituzione digitale e le morti nel Mediterraneo

Dargen D’Amico torna al Festival di Sanremo 2026 per la sua terza partecipazione da concorrente Big con la canzone “Ai Ai”: una riflessione sulla “sostituzione digitale” e sul Mediterraneo.
A cura di Vincenzo Nasto
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Dargen D’Amico, Sanremo 2026
Dargen D’Amico, Sanremo 2026
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Dargen D'Amico torna al Festival di Sanremo 2026 per la sua terza partecipazione da concorrente Big con la canzone "Ai Ai". Anche quest'anno, il cantautore milanese ha deciso di fondere la cassa dritta con un testo che riprende come elemento centrale l'intelligenza artificiale e l'era digitale, utilizzando la satira per simulare un viaggio nelle contraddizioni italiane. Il brano è stato scritto dall'autore in collaborazione con Gianluigi Fazio, Pietro Bagno ed Edwyn Roberts.

Il tema della sostituzione "digitale" è fondamentale nel testo di Dargen D'Amico, soprattutto per il timore che incute nella narrativa lavorativa e sociale. Tra i passaggi più diretti c'è: "Ho letto sul giornale che certe cose non puoi ancora farle con l'AI, la pelle dà un effetto eccezionale". Ma come in "Onda alta" e "Dove si balla" ritorna il tema delle morti nel Mediterraneo, in cui canta: "Ho fatto un brutto sogno ma sembrava reale, mi bagnavo nel mare però ne uscivo sporco". C'è anche un piccolo passaggio sull'omologazione musicale, un riferimento alla "hit parade", suonata dai dj e una piccola citazione calcistica a Carlos Raposo, detto il Kaiser (qui la storia originale). Nel ritornello, c'è un invito da parte dell'autore a riscoprire il contatto umano reale, una riconnessione con l'ambiente fuori dalla bolla digitale.

Intercettato dai microfoni di RaiPlay, Dargen D'Amico ha offerto una chiave di lettura sofisticata sul brano, definendolo un ponte tra epoche diverse: "Ci sono elementi che danno sapore al brano, ed è un dialogo di tempi, di produzioni e anche di temi trattati".
L'artista ha poi spiegato come la canzone utilizzi la memoria non come rifugio, ma come resistenza culturale: "Si incontra il ricordo di qualcosa che ci appartiene del passato che viene letto dal protagonista come uno stimolo per mantenere questa biodiversità"

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