Festival di Sanremo 2026

Eddie Brock: “Big a Sanremo solo grazie a Non è mica te? È vero. Il lavoro l’ho cambiato, oggi faccio musica”

Eddie Brock fa il suo esordio al Festival di Sanremo con la canzone “Avvoltoi”. Il cantautore romano arriva tra i Big del Festival grazie al successo di “Non è mica te”: “Dicono che sono andato a Sanremo solo per “Non è mica te”. È vero, non mi posso nascondere dietro un dito”.
A cura di Francesco Raiola
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Eddie Brock a Fanpage.it – ph Edoardo Ghirelli
Eddie Brock a Fanpage.it – ph Edoardo Ghirelli
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Eddie Brock è un ragazzo simpatico, ironico, autoironico, romanaccio, che in pochi mesi è passato dall'essere uno sconosciuto a fenomeno virale con la canzone "Non è mica te". Una canzone che come spiega gli ha permesso di poter partecipare al Festival: "Non mi posso nascondere dietro un dito: se non ci fosse stata questa canzone, non sarei potuto andare al Festival". E infatti, in questo mondo che ha completamente stravolto il concetto di Big, si è ritrovato con i più grandi a Sanremo 2026. E ci arriva con un brano intitolato "Avvoltoi", che racconta la storia di una sua amica "che non riusciva a prendere seriamente una relazione per paura di scottarsi". Oggi Edoardo Iaschi – vero nome del cantautore – ha smesso di gestire case vacanze, la musica è diventata il suo lavoro, come spiega a Fanpage: "Dire ‘Ho smesso di lavorare' mi tiene i piedi per terra, ma mi sminuisce mentalmente" spiega. Ecco come si è preparato a questa prima volta.

Partiamo dall'inizio, come è nato il nome Eddie?

Edo era il nome che mi davano i miei amici. Eddie è nato perché mio zio era un fumettista, e quindi… Eddy Brock è il personaggio di Venom, l’alter ego, la nemesi di Spider-Man. Lo facevo disegnare a mio zio tipo 35 volte al giorno e ha cominciato a chiamarmi Eddie, forse pure un po’ per sfinimento. Un giorno c’era una gara di freestyle, una battle, e forgiato dal primo film di Spider-Man, in cui lui sceglie il nome a caso, ho detto: "Sai che ti dico? Lo scelgo pure io a caso, metto il cognome, fa figo".

Non ti aspettavo che sarebbe diventato il nome di un cantante che sarebbe andato sul palco dell’Ariston?

No, altrimenti l'avrei cambiato prima (ride, ndr). Però ormai è talmente parte di me che non riesco più a scindere il mio nome da quello d’arte, quindi me lo sono tenuto.

Gli amici ti chiamano Eddie o Edo?

No, Edo. Anche perché se mi chiami Eddie sembra che sto sempre a lavorare.

Che ne pensi di quelli che fanno una canzone virale e vanno a Sanremo tra i Big?

Tipo me? Bellissimo. È nata una polemica su questa cosa: tante persone dicono che sono andato a Sanremo solo per "Non è mica te", ed è oggettivamente vero. Non mi posso nascondere dietro un dito: se non ci fosse stata questa canzone, non sarei potuto andare. Però è una canzone mia, fa parte di un percorso, l’ho scritta io, e sono contento che sia arrivata a tanta gente. Sono fiero che con questa canzone sia riuscito ad arrivare a un pubblico più grande.

I Big oggi sono anche quelli che hanno successo sui social. Una volta c’era la polemica per chi usciva dai talent, ora per TikTok.

C’è sempre polemica quando arrivi a un pubblico così ampio: è normale non poter accontentare tutti. Se piaci proprio a tutti, qualcosa di strano c’è. Io sono contento perché "Non è mica te" è una canzone in cui io non credevo neanche così tanto, e il fatto che ci abbiano creduto più gli altri mi onora.

Quando hai capito che stava succedendo qualcosa?

Un concerto al Pincio. Facemmo un primo concerto a luglio e vennero 120-150 persone: per noi era come aver fatto l’Olimpico. Quando abbiamo cominciato a fare numeri grandi, non enormi ma più dei nostri standard, ho riorganizzato questo incontro al Pincio e si sono presentate tantissime persone. Lì mi sono reso conto dell’amore che davano alla canzone in sé, non a me, ed era ancora più bello. In quel momento ho capito che qualcosa stava cambiando nel mio percorso, in questa carriera un po’ strana.

Fino a qualche mese fa lavoravi ancora. Adesso basta, no?

Basta ma non perché ho un qualche senso di rivalsa. Poi dire "Ho smesso di lavorare" mi tiene i piedi per terra, ma mi sminuisce mentalmente. In verità ho solo cambiato lavoro perché la musica è lavoro.

Hai cambiato lavoro quando hai capito che con la musica potevi mantenerti?

No, no, l'ho fatto perché penso che in questo momento debba riservare tutte le energie per il mio sogno. È l’opportunità più grande della mia vita, prenderla sotto gamba sarebbe sciocco. Continuare a fare otto ore e poi provare alle dieci di sera sarebbe folle. Voglio viverla come un sogno, poi, al massimo, si torna all'altro lavoro.

I tuoi genitori e i tuoi amici come hanno preso l'annuncio di Carlo Conti?

Mio padre ha singhiozzato, mia madre pure. I miei amici erano con me, abbiamo fatto una partita di pallone per esorcizzare l’attesa. Era diventato il sogno di tutti.

Ma i tuoi hanno capito che sarai sul palco del Festival?

Secondo me finché non mi vedranno in televisione non lo capiranno, ma come me. Io ancora sto metabolizzando: tante volte penso "speriamo che canterò lì", invece lo dovrò fare davvero.

Mi racconti "Avvoltoi"?

Racconto la storia di una mia amica che non riusciva a prendere seriamente una relazione per paura di scottarsi. È successo anche a me. Quando mi sono lasciato – dieci anni fa, ora sono fidanzato da sei anni -, prima di intraprendere una nuova relazione ci ho messo tantissimo a capire che esistesse davvero l’innamoramento. Pensavo che fosse colpa mia e non volevo soffrire di nuovo. Racconto storie degli altri come se fossero mie.

E gli avvoltoi del titolo?

Sono le persone che approfittano della debolezza altrui. Era la parola giusta per descrivere questo sopruso.

Ti senti pronto per Sanremo?

Vado dalla psicologa, perché i cambiamenti mi fanno paura. Quando le cose esulano dal mio controllo ho un po’ timore, però mi sto impegnando al massimo. Posso dare la certezza a me stesso di aver fatto tutto per esprimermi al meglio: non vuol dire solo cantare bene, essere intonato, portare la canzone più bella, ma anche prepararmi mentalmente al fatto che lì voglio mostrare la parte migliore di me. Poi, se non dovesse piacere me ne farò una ragione: non si può piacere a tutti, e questo me lo accollo.

Eddie Brock
Eddie Brock

E come te lo stai preparando, proprio come allenamento: voce, presenza, standing sul palco?

Sto facendo lezioni di canto quasi tutti i giorni e ho provato l’esibizione. Non sono un grande coreografo e non sono neanche uno che si muove tanto: in genere rimango abbastanza fermo, mi piace proprio sentire i piedi sul palco. Quindi sto preparando un po’ quello che mi verrebbe più spontaneo fare, ma ripetuto e aggiustato. Lo ripeto tante volte, così almeno non vado là e faccio qualche movimento a caso, capito? Almeno so cosa non devo fare.

Ti stai preparando anche per il FantaSanremo?

Mi diverte tantissimo. Nessuno mi chiede se la canzone è bella, tutti mi chiedono della maschera di Venom (è uno dei Bonus del regolamento di quest'anno, ndr)

Dopo il Festival ci saranno un tour e una Deluxe. Anche quella sarà una novità.

Certo, però non mi spaventa, anzi. Voglio guardare le persone negli occhi, vedere che si emozionano come mi emoziono io. È l'obiettivo principale. Siamo passati da concerti con 10 amici a Sanremo, senza il passaggio intermedio. Voglio recuperare questo passaggio  nei prossimi concerti.

Stai scrivendo nuova musica?

Sto scrivendo tantissimo. Non so cosa succederà il prossimo anno, non so manco cosa mangio domani. Ma sto scrivendo canzoni che mi piacciono, e non è scontato dopo un botto così.

Soprattutto perché dici che dopo due settimane le canzoni non ti piacciono più.

È vero: il primo giorno sono un fenomeno, dopo due giorni vedo solo difetti. Se dopo due settimane riesco a correggerli, la canzone è quella giusta, se no la cestino. Spero che tra due settimane Avvoltoi non mi faccia schifo: ma sono già passati due mesi, ormai è andata, spero.

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