Il 2018 è stato l’anno di Matteo Salvini. Mentre il 2019 sarà un anno in cui il timore di peggioramenti nella vita degli italiani è concreto. Il sondaggio Demos, realizzato per la Repubblica, traccia un quadro delle percezioni degli italiani su quanto avvenuto nel 2018 e per quanto accadrà il prossimo anno. Ilvio Diamanti descrive quello che sta terminando come un anno di “cambiamento profondo”, addirittura “la svolta più marcata” dai tempi di Tangentopoli per l’Italia. E a prevalere, ora, è un sentimento di “prudenza” e “incertezza”. Il 2019 “non segnerà svolte né nuove fratture. Ci muoveremo lungo un piano sospeso”, spiega ancora Diamanti. Secondo il 34% degli intervistati, l’anno che verrà sarà migliore di quello precedente, un dato leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato un anno fa (era il 36%). Mentre il 23% degli intervistati parla di un anno che sarà peggiore dello scorso, contro il 16% del 2018. Si tratta del dato più pessimistico rilevato da Demos negli anni dal 2015 ad oggi. Infine, il 40% del campione pensa che non cambierà molto. Si restringe però nettamente la forbice tra chi si ritiene ottimista e chi è pessimista, con una differenza attuale del 10%, la metà dello scorso anno. Il futuro è incerto per gran parte degli intervistati, quasi la metà del totale.

I protagonisti del 2018

In Italia non ci sono dubbi su chi siano stati i protagonisti del 2018. A prevalere è Matteo Salvini, in positivo ma – seppur dietro Renzi – anche in negativo. Il 29% del campione ritiene il leader della Lega come il miglior protagonista dell’anno che sta terminando. Seguito a distanza da Sergio Mattarella (11%), Luigi Di Maio (8%) e Giuseppe Conte (5%). Tra i peggiori prevale nettamente Matteo Renzi (29%), seguito da Salvini (17%) Di Maio (11%) e Berlusconi (6%).

A livello internazionale lo scettro del migliore va ad Angela Merkel, con l’8% dei voti. Seguita da Donald Trump, Papa Francesco, Matteo Salvini e Giuseppe Conte. Trump allo stesso tempo è anche nettamente il peggiore, con il 29%. Seguito da Emmanuel Macron (11%) e Renzi (4%). Per quanto riguarda la percezione dell’Europa, a molti non piace ma il timore di un distacco è in crescita e rappresenta una reale preoccupazione.