Al fuoco incrociato il sottosegretario Armando Siri, indagato per corruzione, e accusato di aver intascato una mazzetta da 30mila euro dal faccendiere Paolo Arata (che potrebbe solo avergliela promessa), replica tramite il suo legale: "Siamo pronti a chiarire, qualora fosse ritenuto necessario o anche solo opportuno, nelle rispettive sedi istituzionalmente competenti", ha detto il suo avvocato, Fabio Pinelli, all'Ansa. L'esponente leghista, ideatore della flat tax, risponde così alle quattro domande che sono state pubblicate oggi sul blog del M5S, in cui i pentastellati hanno chiesto ancora una volta le sue dimissioni.

Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli gli sospeso le deleghe: "Se il Governo si chiama governo del cambiamento, mi dispiace per Siri, ma lui non può starci", ha ripetuto oggi da Gela. L'esponente del governo Conte, rispondendo ad una domanda dei cronisti, ha ribadito che Armando Siri, indagato per corruzione, dovrebbe fare un passo indietro, "per tutelare le istituzioni, per tutelare la giusta, buona immagine del governo del cambiamento, una persona che ha un'ombra addosso e che deve vere la possibilità di chiarire e giustificare, deve fare quel giusto passo di lato, per impegnare tutte le sue risorse a provare di essere innocente". 

Nei 4 quesiti i Cinque Stelle gli chiedono conto della natura dei rapporti con l'ex deputato di Forza Italia Paolo Arata, in affari con l'imprenditore dell'eolico Vito Nicastri, vicino a Cosa Nostra e a Matteo Messina Denaro; gli domandano se ci fosse un interesse specifico da parte sua nel proporre norme che incentivassero proprio il settore dell'eolico e come mai su questo punto si fosse più volte contraddetto; e infine gli chiedono di dare spiegazioni sull'assunzione di Federico Arata presso il Dipartimento programmazione economica di Palazzo Chigi, e se il sottosegretario Giorgetti fosse al corrente delle relazioni tra Paolo Arata e Vito Nicastri.

Ma il sottosegretario ai Trasporti può sempre contare sull'appoggio del suo segretario Matteo Salvini: "Noi siamo assolutamente tranquilli, abbiamo piena fiducia nell'efficienza e nella rapidità della magistratura italiana. Detto questo, in uno Stato di diritto si è colpevole se si è condannati non se si finisce sui giornali", ha ribadito il vicepremier leghista parlando con i cronisti davanti Palazzo Chigi.