Foto: Twitter–Sea Watch3
in foto: Foto: Twitter–Sea Watch3

Una decina di Paesi, e tra questi Italia, Germania, Francia, Portogallo, Lussemburgo, Olanda e Romania, hanno detto di essere disponibili a ricevere i migranti a bordo di Sea Eye e Sea Watch, se Malta aprirà i suoi porti per lo sbarco. Ma la trattativa continua, perché La Valletta ha chiesto che oltre alle 49 persone a bordo delle due navi delle ong, siano ridistribuiti anche altri 249 profughi salvati nei giorni scorsi dai suoi guardacoste.

I posti messi a disposizione dal gruppo di Paesi pronti ad accogliere, hanno spiegato fonti diplomatiche, sono superiori ai 49 necessari per la ridistribuzione di quanti sono a bordo delle due imbarcazioni, ma non arrivano a coprire tutti e 298 i trasferimenti complessivi richiesti da Malta. Nessuna offerta è stata invece avanzata dai Paesi dell'est, come Polonia o Ungheria. Dopo la riunione degli ambasciatori dei 28 Paesi Ue di oggi, sarebbero in corso nuovi contatti, ed è possibile che la questione sia discussa pure al Consiglio affari generali di domani, anche se attualmente non è all'ordine del giorno.

Da parte del ministro Matteo Salvini invece nessuna apertura: "Attendiamo novità da Malta, Berlino o Amsterdam, perché non è un problema dell'Italia. Io non cambio idea, possono fare tutti gli appelli che vogliono. L'interesse di donne e bambini è chiudere i porti agli scafisti. Sono stufo di essere ricattato da associazioni private che se ne fregano delle regole", ha detto il vicepremier leghista.

I migranti a bordo di Sea Watch 3 sono ormai al limite della sopportazione: 17 giorni in mare hanno fiaccato menti e corpi di persone che nella loro vita hanno già dovuto tollerare ingiustizie e soprusi di ogni tipo. Alcuni profughi, tra i 32 che si trovano a bordo della nave dell'ong Sea Watch, hanno iniziato a rifiutare il cibo. Lo fa sapere la stessa organizzazione umanitaria tedesca in un tweet, ribadendo il timore che "il loro stato psicologico e di salute possa peggiorare sensibilmente".

Non sono più rassicuranti le notizie che arrivano dalla ‘Professor Albrecht Penck', della ong Sea Eye, con a bordo 17 migranti, tra i quali anche  una donna e due bambini: le scorte di acqua stanno per finire e sono razionate: "I 17 sopravvissuti dormono in infermeria, in un container sul ponte, e condividono solo un bagno. Non esistono materassi e abiti per cambiarsi, perché la nave non è adatta per i trasporti passeggeri più lunghi", ha raccontato l'equipaggio della nave. "Se continua così – ha detto Jan Ribbeck, capo delle operazioni a bordo – dovremo presto chiedere a Malta il sostegno e il rifornimento delle nostre forniture. Anche i nostri rifornimenti di carburante sono finiti. Speriamo che questa situazione trovi una conclusione rapida e positiva". 

"A bordo di SeaWatch stiamo registrando episodi di persone che rifiutano il cibo – ha scritto l'organizzazione – Non possiamo credere che tutto questo stia accadendo a poche miglia dalle coste europee". 

"Le persone resistono, come noi non saremmo in grado di fare, aiutandosi le une con le altre, anche se le condizioni meteorologiche sono in peggioramento e molti sono allo stremo delle forze", ha detto Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, a Radio radicale. I 32 migranti soccorsi lo scorso 22 dicembre si trovano in attesa dell'indicazione di un porto sicuro in acque territoriali maltesi, per concessione di La Valletta. Una concessione che finora ha incluso anche il categorico ‘no' allo sbarco.

Sulle accuse arrivate dall'Italia, a proposito del mancato rispetto delle leggi durante l'intervento di salvataggio, la portavoce ha replicato così: "Nessuno dei rilievi che ci sono stati fatti dal Governo italiano rappresenta una violazione del diritto internazionale: il barcone su cui si trovavano i migranti non era già affondato e questo è un bene, ma non presentava le condizioni di navigabilità che un natante deve avere, come specificato dal regolamento di Frontex agli articoli 9 e 10".

"Il soccorso in acque Sar libiche, area di responsabilità, non di giurisdizione libica – ha affermato Linardi – è obbligatorio, come in qualsiasi altro tratto di mare per qualunque natante si trovi vicino al luogo da dove è partita la richiesta di aiuto. Se il comandante della nave dell'ong si fosse rifiutato di soccorrere, avrebbe commesso reato, secondo il diritto internazionale che noi stiamo cercando di rispettare alla lettera".