Malta non farà sbarcare i 49 migranti che da oltre due settimane sono a bordo delle navi dele ONG Sea Watch 3 e sea Eye. La conferma ufficiale arriva dal premier del governo Maltese, Joseph Muscat, che ha spiegato di non voler creare un precedente e di avere il dovere di "trovare un equilibrio tra protezione di vite umane e proteggere Malta e la sua sicurezza". Nella lettura del governo de La Valletta, dunque, lo sbarco creerebbe un precedente e l'isola non può diventare "il luogo in cui sbarcano i migranti salvati dalle organizzazioni umanitarie che altri Paesi non vogliono accogliere". Malta rivendica da tempo di essere lo Stato più esposto al fenomeno degli sbarchi, ma soprattutto ritiene che nel caso specifico non ci sia alcuna responsabilità né obbligo, considerando che gli interventi di salvataggio non sono stati coordinati dal centro de La Valletta.

La decisione di Malta era nell'aria, ma assume un peso particolarmente rilevante anche alla luce della disponibilità manifestata da parte del governo italiano di accogliere le donne e i bambini a bordo delle due navi. Una disponibilità subordinata allo sbarco nei porti maltesi dei naufraghi, alcuni dei quali sono da oltre due settimane a bordo delle navi delle organizzazioni non governative. A questo punto, malgrado continui il lavoro diplomatico e si moltiplichino le città disposte ad accogliere i naufraghi, appare sempre più lontana la risoluzione dell'emergenza, legata anche alle previsioni del tempo, che prospettano cattive condizioni meteorologiche per i prossimi giorni.

Come noto, infatti, le due imbarcazioni avevano ricevuto da Malta il permesso di entrare nelle proprie acque territoriali, unicamente per ripararsi dalle mareggiate. In questi giorni, Sea Watch 3 e Sea Eye hanno ricevuto rifornimenti e medicinali, ma le condizioni a bordo restano incompatibili con ulteriori ritardi nell'indicazione di un POS, un place of safety in cui sbarcare. Il no odierno di Malta rischia, invece, di allungare ulteriormente i tempi.