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Se l'Unione Europea dovesse implodere, sarebbe per colpa dell'estrema destra e della Russia.
Questa è la sintesi di una parte del discorso sullo stato dell'Unione tenuto due giorni fa da Ursula von der Leyen: un passaggio molto lungo, al quale ha dedicato diverso tempo, nel quale però si è dimenticata di aggiungere che quelle forze antidemocratiche che lei stessa ha accusato di lavorare contro gli interessi dell'Unione Europea sono le stesse che siedono vicine a coloro a cui ha allargato la maggioranza di governo europeo: l'estrema destra.
Infatti, i Popolari a livello europeo stanno inseguendo l'estrema destra su temi come l'energia, il clima, i migranti e la sicurezza, facendo traballare l'accordo con Socialdemocratici, Verdi e Liberali, che in teoria fanno parte di questa maggioranza.
Quando von der Leyen parla di forze antidemocratiche, si dimentica che il Partito dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), quello di cui fanno parte Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni, è strettamente alleato con il PiS polacco: il partito che ha governato per nove anni a Varsavia, che ha istituito zone LGBT-free, che ha praticamente vietato l'aborto e che ha limitato nella propria Costituzione il diritto di asilo. Sono gli stessi che, quando hanno perso le elezioni, hanno fatto occupare dai loro militanti la TV e la radio pubbliche (che per anni erano state il megafono del governo) e che sono sempre andati a braccetto con Orbán e il resto dell'estrema destra.
La differenza di percezione in questi anni tra il PiS e Orbán in Europa è stata legata esclusivamente alla posizione tenuta nei confronti di Putin e della Russia: i polacchi sono fermamente anti-russi e quindi uno strumento utile per Bruxelles, mentre l'Ungheria è stata un problema.
Questa differenza di trattamento riserva una contraddizione evidente sul piano del diritto dell'Unione. Il Trattato sull'Unione Europea prevede all'Articolo 7 un meccanismo di sanzione e sospensione dei diritti per gli Stati membri che violano in modo sistematico i valori fondanti dell'articolo 2: lo stato di diritto, l'indipendenza della magistratura, la libertà di stampa e i diritti umani. Per anni la Commissione Europea ha attivato ed esercitato questo strumento contro il governo ungherese di Orbán, arrivando al blocco dei fondi di coesione e del PNRR per la mancanza di garanzie sull'anticorruzione e sull'autonomia giudiziaria. Al contrario, nei confronti della Polonia a guida PiS, pur in presenza delle medesime violazioni strutturali, dalla creazione dell'aula disciplinare per i giudici al controllo capillare dell'informazione pubblica, l'applicazione dell'Articolo 7 è stata congelata nei fatti e depotenziata per ragioni d'opportunità geopolitica. L'allineamento di Varsavia sulla linea della NATO, il supporto logistico-militare all'Ucraina e la fermezza anti-russa hanno garantito al PiS una rendita di posizione diplomatica a Bruxelles. Lo stato di diritto e la tutela dei valori democratici sono stati trasformati da principi inderogabili del diritto comunitario a variabili subordinate all'agenda di sicurezza estera. Una dinamica che dimostra come l'accettabilità politica di una forza reazionaria all'interno delle istituzioni europee non dipenda dal rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini, ma dalla sua utilità nei giochi d'alleanza geopolitici.
Ed è proprio su questa spaccatura che al Parlamento Europeo si sono formati più gruppi di estrema destra: ECR da un lato, i Patrioti per l'Europa dall'altro (con dentro la Lega e Fidesz) e un ultimo piccolo gruppo ancora più radicale, l'Europa delle Nazioni Sovrane, con i neonazisti di AfD, il movimento Futuro Nazionale di Vannacci e altri piccoli partiti, soprattutto dell'Europa orientale.
Ursula von der Leyen ha iniziato da subito a dialogare con ECR, cercando un asse con l'estrema destra ritenuta più "presentabile", quella di Giorgia Meloni. La stessa che ha dichiarato al Foglio che non serve il cordone sanitario contro AFD. Se andiamo a vedere i contenuti, a parte la posizione sulla Russia, cambia davvero poco rispetto agli altri: sono gli stessi che chiedevano risorse all'Unione Europea per costruire muri lungo i confini e che, al contempo, chiudevano la porta ai diritti civili e sociali, smantellando pezzo dopo pezzo lo stato di diritto.
La tensione con la Russia è sempre più alta e alcuni partiti mantengono un dialogo stretto e costante con apparati russi; questo, tuttavia, non deve far abbassare la guardia verso chi ha sempre dialogato con le forces antidemocratiche europee (che in Italia sono persino al governo). Ma soprattutto, al di là della loro posizione rispetto a Putin, la distanza reale tra le loro metriche e posizioni politiche resta solo una questione di sfumature.
Insomma, per trovare le differenze tra Meloni, Salvini e Vannacci dobbiamo cercare tra le sfumature.
Oggi Scanner parte da qui.