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Non basterà certo l'abolizione del bollo auto solo per il 2027 a far ricordare questo governo come quello più longevo e meno audace sulle politiche economiche. Meloni, per anni dall'opposizione, ha criticato prima i due governi Conte, poi quello Draghi per essere stati poco coraggiosi o troppo spendaccioni per misure come il superbonus edilizio e il reddito di cittadinanza, così come i ristori per le attività economiche durante il Covid. Per Draghi invece tutt'altra storia: rientra nella prima categoria, quella dei non audaci, dei burocrati di Bruxelles che sembrano più commercialisti che politici con una visione.
Il bilancio economico e i profitti della crisi
Eppure Meloni, da quando è arrivata a Palazzo Chigi, in termini di politica economica ha fatto davvero poco: il Paese è più povero rispetto a 4 anni fa. A essersi arricchite sono solo le aziende energetiche e le banche, che hanno lucrato su questa lunga crisi. Mentre l'Italia non è riuscita ad uscire dalla procedura d'infrazione europea e il suo debito resta superiore al 3%.
Lo scorso anno ricorderete la sicurezza di Meloni e Giorgetti quando parlavano di una finanziaria espansiva che poteva investire nel Paese, ma ricorderete anche la doccia fredda per loro e per noi quando invece, conti alla mano per pochi decimali, l'Italia è rimasta all'interno della procedura d'infrazione.
Lo scacchiere internazionale e la crisi energetica
Certo, Meloni non è stata fortunata perché il suo amico Trump, che doveva essere l'arma segreta di questo governo, non è riuscito a chiudere come promesso la guerra in Ucraina in poche settimane o un mese, ma neanche in anni. Nel frattempo si è aperto il fronte iraniano, creando un caos senza fine, e oggi ci ritroviamo con i due stretti più importanti al mondo per le politiche energetiche in mano all'Iran e ai suoi proxy yemeniti. La Cina ha ripreso a comprare petrolio dopo alcuni mesi di rallentamenti e il greggio è schizzato alle stelle, cifre che non si vedevano dall'inizio della guerra in Ucraina.
L'inflazione e il contrasto al Green Deal
Il rischio per i prossimi mesi è un'inflazione galoppante con il prezzo dei carburanti ancora più alto. Forse questo governo dovrebbe fare mea culpa, perché tutti e tre i partiti in Europa hanno fatto una battaglia contro il Green Deal, a loro avviso ideologico e dannoso per l'Europa. Quando invece l'unica cosa che potevamo fare era investire sulle rinnovabili, molto più veloci del nucleare promesso da Salvini in questa fase rispetto al petrolio e al gas liquido che importiamo dagli Stati Uniti e dal Qatar. E ora che anche l'Arabia Saudita non ha più il suo oleodotto, fatto saltare nei giorni scorsi dalle truppe yemeniti, il petrolio scarseggierà sempre di più.
Sovranismo e dipendenza estera
Potremmo parlare a lungo anche dell'impatto sul cambiamento climatico che stiamo vivendo, ma restiamo ancora un attimo sull'economia: un governo sovranista che propone un'Italia più forte e un'Italia più autonoma oggi è più dipendente dagli altri Paesi e soprattutto è succube delle crisi internazionali. Abbiamo aumentato le fonti di energia rinnovabile in questi anni grazie al PNRR, che però è stato scritto dai precedenti governi. Negli ultimi mesi infatti, una volta finiti i fondi europei, le rinnovabili hanno subito una battuta d'arresto.
Forse la tanto odiata ideologia Green poteva essere la nostra più grande risorsa mentre oggi siamo, per usare le parole di Meloni, in mano a una Cetto Laqualunque qualsiasi.
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