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Il collasso della sicurezza iraniana e il paradosso dell’intelligence israeliana
Sessanta secondi: è questa la durata dell'operazione che ha portato all’uccisione di Ali Khamenei, uno degli uomini più ricercati e osteggiati da Israele e Stati Uniti. Giorno dopo giorno emergono dettagli tecnici sulla fine del leader iraniano, figura che per decenni ha guidato un Paese sottoposto a rigido embargo e a ripetuti raid aerei. Già nei mesi precedenti, la catena di comando di Teheran aveva subito una violenta decapitazione, che aveva colpito non solo i vertici delle Guardie Rivoluzionarie (corpo d'élite dotato di immenso potere politico ed economico), ma anche gli scienziati del programma nucleare.
La tecnica dell'isolamento tattico
L'eliminazione di Khamenei è il risultato di una infiltrazione sistematica. L'intelligence israeliana ha monitorato per anni i movimenti del leader attraverso l’hacking di decine di telecamere di sorveglianza gestito dal Mossad. L'operazione finale ha previsto l'intercettazione dei ripetitori telefonici per isolare il bersaglio: nel momento dell'attacco, i dispositivi delle guardie del corpo sono stati "abbattuti" elettronicamente. Risultando irraggiungibili e isolato dal mondo, il leader è stato colpito dal bombardamento definitivo.
Il paradosso di Teheran e Gaza
Questa dimostrazione di forza solleva interrogativi critici sulla governance e sulla sicurezza iraniana, ma anche sulla condotta israeliana. Se, come dichiarato da un agente del Mossad al Financial Times, l'intelligence "conosce Teheran come Gerusalemme", resta difficile spiegare il fallimento del 7 ottobre.
È lecito chiedersi come lo Shin Bet (la sicurezza interna) abbia potuto ignorare i preparativi di Hamas e delle Brigate Al-Qassam, permettendo che l'incursione nel sud di Israele proseguisse per ore prima dell'intervento dell'IDF.
Asimmetrie operative: Khamenei e Sinwar
Esiste un'evidente asimmetria tra l'operazione chirurgica contro Khamenei e la fine di Yahya Sinwar. Mentre il leader iraniano è stato tracciato con precisione millimetrica per anni, Sinwar è stato ucciso per un contatto fortuito con un drone in un edificio semidistrutto. Non era stato riconosciuto e, travestito da civile, ha tentato un'ultima difesa disperata.
Tra l’incredibile sofisticazione tecnologica – simile a quella impiegata per colpire Hezbollah attraverso l'attacco ai cercapersone – e i vuoti informativi sul campo, la guerra prosegue, lasciando aperti profondi dubbi sulla reale distribuzione delle capacità di intelligence nella regione.