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Esiste una terza via tra Trump, Netanyahu e il regime iraniano: la diplomazia

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Difficile fare la scelta giusta in momenti drammatici come questi, quando la guerra è ovunque e il tifo per l’una o l’altra parte diventa la base del dibattito politico. Eppure si può fare, perché non c’è momento più spartiacque di una guerra o, come nel nostro caso, di una serie di conflitti che incendiano il mondo.

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Afghanistan 2001, Iraq 2003, Ucraina 2022, Gaza 2021 e 2023. Andando a ritroso si potrebbero citare la Serbia 1998 e la Jugoslavia tra il 1991 e il 1995. Ancora l'Iraq, 1990-1991, la cosiddetta prima guerra del Golfo. Se dovessi elencare le fasi del conflitto in Palestina, la cronologia arriverebbe almeno alla prima Intifada del 1987.

Le scelte possibili

Si tratta di momenti di passaggio nei quali la società civile e i governi avrebbero potuto compiere scelte diverse. Oggi la tendenza è la polarizzazione, soprattutto tra i cosiddetti moderati — definibili come estremisti di centro — per i quali la ricerca di una via diplomatica implica automaticamente una postura filorussa, filovenezuelana o vicina ad Hamas e al regime iraniano. Si viene accusati di essere "pro" tutto, tranne che dell'unico elemento che andrebbe posto al centro del confronto: il diritto internazionale.

Sostenere il popolo iraniano e, contestualmente, criticare l'azione militare di Stati Uniti e Israele appare impossibile per chi considera Netanyahu — destinatario di un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra — un liberatore. È necessario interrogarsi: possono figure come Netanyahu o Trump farsi garanti della libertà dei popoli?

Il colonialismo nell'idea dell'Occidente buono

La visione dell'Occidente come bene assoluto, anche a fronte di palesi violazioni, poggia su retaggi coloniali e su una semplificazione analitica pericolosa. Il popolo iraniano deve poter esercitare il principio di autodeterminazione, pilastro del diritto internazionale, ma questo non può avvenire tramite i bombardamenti che spingono, ancora una volta, un Paese nel baratro. Il premier spagnolo Pedro Sanchez in queste ore lo ha dimostrato, così come la Norvegia: si sono sfilati dal sostegno a Trump e hanno negato l'uso delle basi e dei mezzi militari.
L'Italia in tutto questo tace, Meloni si dice preoccupata al TG5 ma non ha ancora detto nulla alle Camere, come se fosse una situazione normale, come se questa guerra non ci riguardasse.

La Pace non è un concetto astratto o la semplice assenza di conflitto: è la risoluzione delle controversie senza l'uso delle armi.
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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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