Con un lungo post su Facebook anche lo scrittore Roberto Saviano è intervenuto nell'acceso dibattito delle ultime ore sul Salone del libro di Torino. Dopo aver saputo della presenza tra gli stand di Altaforte, casa editrice vicina a Casapound, molti autori ed editori hanno preferito fare marcia indietro e non partecipare più alla kermesse letteraria più attesa dell'anno. Tra questi molti volti noti come il collettivo Wu Ming, lo storico Carlo Ginzburg e il fumettista Zerocalcare. Altri, invece, come Michela Murgia hanno reagito diversamente, decidendo di non modificare i propri piani e di andare al Salone come segno di protesta. E la scelta di Saviano sembra andare proprio nella stessa direzione: "Io al Salone del Libro ci sarò, sono abituato a mettere il mio corpo a difesa delle mie parole, perché con l'esperienza ho capito che le parole, insieme al corpo, vanno più lontano."

Saviano parteciperà al Salone

L'autore di "Gomorra" e de "La paranza dei bambini" ha motivato la sua scelta ripercorrendo la sua storia e spiegando di voler mettere "il corpo" a difesa "delle parole". "Non mi hanno spaventato i boss Casalesi, figuriamoci una casa editrice di destra che pubblica interviste al #MinistroDellaMalaVita", ha scritto su Facebook facendo esplicito riferimento a Matteo Salvini. "A furia di scavalcarci a sinistra, lasciamo autostrade libere alle destre", ha aggiunto, sottolineando l'inadeguatezza di quel movimento politico che a Roma "impedisce in maniera sistematica e militare l'assegnazione di case popolari a chi ne ha diritto". Ha, poi, invitato i lettori a prendere parte ai suoi incontri al Salone: la proposta di Ece Temelkuran, giornalista turca dissidente; l'intervento a sostegno di Radio Radicale e l'approfondimento sulle opere di Corrado Alvaro in occasione dei 90 anni della casa editrice Bompiani.

In queste ore c'è una accesa discussione che riguarda la presenza di un editore di destra e scrittori che non parteciperanno al Salone per protesta. Oggi ho letto cose molto interessanti al riguardo. Vi dico quello che farò io e il perché lo farò. Io al Salone del Libro ci sarò, sono abituato a mettere il mio corpo a difesa delle mie parole, perché con l'esperienza ho capito che le parole, insieme al corpo, vanno più lontano. Avevo 26 anni quando a Casal di Principe, invitato all'inaugurazione dell'anno scolastico, davanti a tanti ragazzi giovanissimi e ai parenti dei boss casalesi, dissi che i boss erano il cancro di quella terra, che non appartenevano a quei luoghi perché li stavano avvelenando e che se ne dovevano andare. Come è andata a finire lo sapete.

Con questo non voglio dire: non mi hanno spaventato i boss casalesi, figuriamoci una casa editrice di destra che pubblica interviste al #MinistroDellaMalaVita. Voglio dire altro e cioè che la presenza fisica serve a dare più forza alle proprie parole. Al Salone del libro incontrerò Ece Temelkuran (sabato 11, alle 11.00, Arena Robinson). Ece è una giornalista turca dissidente che ha scritto un libro fondamentale: "Come sfasciare un paese in sette mosse. La via che porta dal populismo alla dittatura". Se anche una sola persona a Torino decidesse di leggere quel libro, per me sarebbe una vittoria del pensiero e della ragione su chi sostiene che il fascismo ha avuto i suoi aspetti positivi. E poi ancora, domenica 12 (alle 11.00, Sala Azzurra) sarò a "Microfoni aperti: Un omaggio a RadioRadicale.it" che oggi più che mai ha bisogno del sostegno di tutti. Se anche una sola persona decidesse di iniziare ad ascoltare Radio Radicale, sarebbe una vittoria su chi sostiene che il fascismo ha avuto i suoi aspetti positivi.

E domenica 12 (alle 12.00, Sala Oro) racconterò di Corrado Alvaro, per provare a dare al Sud Italia la dignità che merita, e non in termini di lesa maestà o di orgoglio mortificato, ma di diritti per tutti.
Per me che i sovranisti pubblichino libri e che magari li leggano anche, dato lo sfoggio che fanno della propria e della altrui ignoranza, è già una vittoria. Una vittoria nostra, non loro, perché una lezione negli ultimi secoli avremmo dovuto impararla: a furia di scavalcarci a sinistra, lasciamo autostrade libere alle destre.

E mentre tutti si interrogano sull'opportunità della presenza a Torino dell'editore di riferimento di Casapound, quel movimento politico impedisce in maniera sistematica e militare l'assegnazione di case popolari a chi ne ha diritto, a Roma in particolar modo. Non mi spaventa che i loro libri siano al Salone del Libro di Torino, mi disgusta pensare all'Italia come a quel paese in cui le autorità amministrative e di polizia non sono in grado di difendere lo Stato di Diritto e arretrano tremebonde di fronte a chi pensa di perseguire con la forza la distruzione della convivenza democratica. Per tutte queste ragioni #iovadoatorino e spero, impegni e logistica permettendo, che ci sarete anche voi.