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Ville, auto, cavalli e mucche. Ma i membri del clan De Silvio prendevano i reddito di cittadinanza

Sequestrati beni per oltre un milione di euro a undici persone, ritenute appartenenti al clan De Silvio, una famiglia rom proveniente dall’Abruzzo e stabilitasi nel territorio di Sora alla fine degli anni ’60.
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A cura di Enrico Tata
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Non svolgevano alcun lavoro, risultavano ufficialmente ‘nullatenenti' per lo Stato e cinque di loro percepivano il reddito di cittadinanza. Eppure possedevano ville, terreni, auto di lusso, gioielli, cavalli e bovini. Beni per oltre un milione di euro che sono sequestrati a undici persone, ritenute appartenenti al clan De Silvio, una famiglia rom proveniente dall'Abruzzo e stabilitasi nel territorio di Sora alla fine degli anni '60.

Gli uomini del Servizio centrale anticrimine e della Divisione anticrimine della Questura di Frosinone e della Squadra mobile hanno eseguito un provvedimento emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Roma. Sono stati sequestrati in particolare 15 immobili, tra ville, rimesse e terreni, 5 automobili tra cui Bmw e Mercedes, due autocarri, 20 capi di bestiame, due stalle, denaro contante, numerosi conti correnti e gioielli.

Secondo quanto già ricostruito nelle indagini relative all'operazione ‘Ultima corsa', le fortune del clan derivano da usura, estorsione e la gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti. Oggi la famiglia conta circa 75 persone affiliate che portano lo stesso cognome e che, tra l'altro, avrebbero costruito ville e case nel comune di Sora, alcune delle quali realizzate abusivamente. Stando a quanto emerso dalle indagini, i membri del clan ricattavano e usavano violenza su chi non restituiva loro i soldi prestati. Pretendevano di mangiare gratuitamente nei ristoranti delle vittime e minacciavano i proprietari dei locali. Uno di loro, dopo il suo rifiuto, ha avuto il ristorante devastato come risposta. E uno degli indagati è entrato nel locale di un altro e ha urinato davanti ai clienti.

Proprio l'operazione ‘Ultima Corsa' deve il suo nome alla vicenda che ha fatto scattare le indagini: una corsa di cavalli clandestina organizzata dai De Silvio nelle vie deserte di Sora. In quelle settimane del 2020, infatti, tutti gli italiani erano chiusi in casa a causa del lockdown imposto per limitare la diffusione della pandemia da coronavirus nel nostro Paese. Il video di quella corsa finì sui social, con il sindaco che si scagliò duramente contro quei fatti. Per tutta risposta, ricevette un video con una bara portata a spalla da alcuni uomini. Un chiaro gesto intimidatorio.

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