Le misure prese durante il lockdown, necessarie per contenere l'emergenza coronavirus, hanno avuto ripercussioni economiche e sociali sulle persone. Lo studio epidemiologico dal titolo Increase of stillbirth and decrease of late preterm infants during the Covid-19 pandemic lockdown mostra come, tra marzo e maggio 2019, il numero dei bambini nati morti nel Lazio è triplicato, rispetto agli stessi mesi dell'anno precedente. Mario De Curtis, professore ordinario di Pediatria all'Università La Sapienza di Roma e direttore dell'Unità di Neonatologia del Policlinico Umberto I, coordinatore dello studio pubblicato su Archives Disease in Childhood, in un'intervista rilasciata a Fanpage.it ha spiegato come la pandemia abbia influito indirettamente sulle nascite. "Nel periodo del lockdown si è verificata la sospensione e un rinvio delle visite che ha riguardato anche le donne durante il periodo della gestazione – spiega De Curtis – molte in dolce attesa, per paura di contrarre l’infezione in ospedale, non hanno effettuato adeguati controlli, che non vanno invece tralasciati per la sicurezza e il benessere del nascituro".

Lo studio condotto sui dati della Regione Lazio

L'obiettivo dello studio è stato quello di determinare i principali dati perinatali della Regione Lazio, dove vivono circa 5,8 milioni di persone e nascono circa il 10% di tutti i nati italiani. Sono stati presi in considerazione tutti i nati dei centri nascita della Regione di marzo, aprile e maggio 2020, confrontandoli, con quelli emersi negli stessi mesi del 2019. Per ‘nati morti' sono stati considerati tutti i neonati non vitali alla nascita con un’età gestazionale maggiore di 22 settimane, esclusi i nati da gravidanze multiple. Lo studio retrospettivo ha valutato il numero di tutti i nati: dei nati molto pretermine (minore di 32 settimane di età gestazionale), moderatamente pretermine (tra le 32 e le 36 settimane), a termine (tra le 37 e le 41 settimane) e post termine (maggiore di 41 settimane).

Meno bimbi nati prematuri con il riposo forzato

Un altro aspetto emerso dallo studio è la diminuzione dei nati moderatamente pretermine (i nati tra 32 e 36 settimane), che rappresentano la gran parte dei nati pretermine (i nati prima di 37 settimane di età gestazionale). Un aspetto che può essere interpretato come effetto del riposo forzato, della sospensione del lavoro fuori casa e della ridotta attività fisica a cui sono state costrette anche le donne in gravidanza durante il lockdown. "La prevenzione della natimortalità è un dato che dovrebbe essere tenuto presente in eventuali prossimi lockdown – spiega De Curtis – Questo studio conferma il dato noto che il riposo rappresenta un fattore molto importante per ridurre la prematurità, che riconosce vari fattori scatenanti e che rappresenta una delle cause principali della mortalità infantile".