Torre Maura, la protesta delle famiglie nei locali Ater a rischio sgombero: “Qui nati e cresciuti i nostri figli”

"Ci sono ragazzi che hanno il certificato di nascita con quell'indirizzo, perché sono nati lì, e adesso hanno 23 o 30 anni, famiglie che pagano la Tari e hanno tutte le utenze", dice a Fanpage.it Maria Vittoria Molinari del sindacato Asia-Usb. Quelle case fra Ponte di Nona e Torre Maura, però, sono nate in locali commerciali di proprietà dell'Ater oggetto di un'ordinanza di sgombero firmata dal sindaco Roberto Gualtieri lo scorso 25 maggio. Giovedì 2 luglio, alcuni degli inquilini hanno protestato nel corso dell'Assemblea Capitolina in sala Giulio Cesare chiedendo soluzioni alternative e di parlare con dei consiglieri. Fra chi ha accolto le loro rimostranze c'è anche il presidente della Commissione Casa, Yuri Trombetti, che ha Fanpage.it chiarisce: "L'ordinanza del sindaco è un atto dovuto, perché quei locali non sono adibiti a uso abitativo e quindi anche per ragioni di sicurezza e di sanità. Ma questo non vuol dire che si procederà agli sgomberi". E annuncia: "La prossima settimana convocherò una Commissione, inviterò l'Ater e gli inquilini e faremo una discussione pubblica, così da affrontare il tema alla luce del sole".

Locali commerciali Ater occupati da trent'anni
L'emergenza abitativa ha spinto alcuni nuclei familiari a occupare quei locali al piano terra, vuoti anche per lo scarso interesse commerciale per quegli spazi, poco dopo la costruzione delle palazzine dell'Ater. "Ci sono anche persone che hanno occupato più recentemente: ad esempio una coppia di anziani a Torre Maura che ha occupato un anno o due fa, hanno la residenza e hanno presentato domanda per la casa popolare", aggiunge Molinari. "Stiamo parlando di oltre cinquanta alloggi: se moltiplichi per tre o quattro persone a famiglia, sono tantissime persone. In realtà spesso sono anche di più: c'è una famiglia di undici persone – continua la sindacalista -. Tra l'altro, quella famiglia era stata chiamata per un'assegnazione Ater, ma l'alloggio era talmente disastrato che la stessa Ater gli ha detto che non poteva consegnarglielo. Quindi sono stati costretti ad appoggiarsi in uno di questi locali".
A far emergere la situazione sarebbero state delle segnalazioni inviate al Municipio VI. Il 6 marzo sono quindi intervenuti i vigili del fuoco per alcuni controlli sulla sicurezza degli ambienti e hanno riscontrato la presenza di bombole del gas e altre situazioni di rischio per l'incolumità come impianti elettrici non a norma. Il 25 maggio è arrivata l'ordinanza di sgombero del sindaco per "arrestare il declino delle condizioni igienico-sanitarie" di 26 locali e sale condominiali a Ponte di Nona e dei piani terra e interrati del complesso tra via Enrico Giglioli, via delle Canapiglie, via delle Avocette e via delle Pispole a Torre Maura. Pochi giorni dopo è comparso l'avviso affisso da Ater.
La protesta in Campidoglio: "Prima degli sgomberi serve una soluzione"
"L'ordinanza prevedeva che entro sette giorni si dovesse rilasciare spontaneamente il locale e, trascorsi quindici giorni, si sarebbe potuto procedere allo sgombero coatto – aggiunge Maria Vittoria Molinari -. Noi non potevamo aspettare e basta, così oggi abbiamo deciso, insieme agli inquilini, di manifestare in Campidoglio per bloccare questa procedura e ottenere un riscontro positivo". Da qui la protesta con cartelli che chiedevano ‘Nessuno sgombero senza una soluzione alternativa' ascoltata da vari esponenti della maggioranza fra cui la capogruppo del Pd, Valeria Baglio, e il presidente della commissione Casa, Yuri Trombetti, che hanno rassicurato sul fatto che non ci sarà uno sgombero coatto dei locali adibiti ad abitazione, ma solo di quelli utilizzati come cantine o depositi di materiali. Per gli abitanti, invece, si procederà prima a una sorta di censimento.
"La prima cosa è verificare tutte le persone seguite dai servizi sociali e il nostro intento, come Comune di Roma, è trovare una soluzione alternativa per queste persone, anche perché parliamo di nuclei tranquilli – aggiunge Trombetti a Fanpage.it -. L'ordinanza del sindaco li aveva un po' impauriti, però li abbiamo rassicurati. Adesso la mappatura delle fragilità dovrebbe essere fatta dal VI Municipio, che però su questo non ci sta aiutando".
Trombetti: "Il cambio di destinazione d'uso è un'ipotesi"
Una mediazione fra Ater e gli occupanti ad opera del Campidoglio sembra essere vicina. Un'ipotesi su cui si può lavorare, dice Molinari, potrebbe essere il cambio di destinazione d'uso di quegli spazi e la seguente assegnazione. "Gli spazi sono adatti: hanno le altezze e le caratteristiche necessarie. Chi li ha sistemati li ha messi a norma, mentre paradossalmente ci sono alloggi Ater che non vengono assegnati proprio perché non sono abitabili". Anche Trombetti è possibilista a riguardo: "È una delle ipotesi sul tavolo, ma la dobbiamo affrontare insieme al dipartimento Urbanistica e al Municipio". Adesso l'appuntamento, per provare a costruire una soluzione condivisa, è alla seduta della commissione Casa della settimana prossima.