Tangenti al Genio Civile: “”M’ha dato solo mille euro, la prossima volta col c***o glielo faccio a quel prezzo”

Bastano pochi oggetti per riscrivere il passato: vecchia carta protocollata, un timbro, una macchina da scrivere, una firma falsa. Ed ecco pronto un certificato di collaudo statico fasullo del 1975. Poi l’atto viene protocollato “ora per allora” e inserito nel relativo fascicolo nell’ufficio del Genio Civile. Ecco lo stratagemma utilizzato in un vasto sistema di corruzione svelato dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Roma Eur in un’indagine, durata più di due anni, che ha portato all’arresto, su misura cautelare, di due funzionari della Regione Lazio e un’intermediaria.
L’indagine racconta di documenti e atti pubblici falsificati, e “tecnici compiacenti” per ottenere permessi a costruire, provvedimenti di condono e sanatorie. E quando il certificato necessario doveva risalire a cinquant’anni fa? C’è chi si è ingegnato, è andato a recuperare una vecchia macchina da scrivere e ha preparato un protocollo ad hoc. “Ho preparato il collaudo, ma la licenza è del settantaquattro, allora come veniva scritto all’epoca? La carta è uguale?”, chiede uno dei personaggi finiti al centro delle indagini e intercettato dai carabinieri. L’altro risponde: “No, non ce stava il computer nel settantaquattro. Non ce l’hai una macchina da scrive? C’era la lettera Novantadue della Olivetti, te la ricordi?”.
Nelle oltre duecento pagine di ordinanza viene documentato anche un giro di tangenti fornite da alcuni privati ai funzionari per ottenere, anche in assenza dei requisiti di legge, autorizzazione sismiche, sanatorie e collaudi: “Famme vedé questo quanto m’ha dato, la sento leggera sta busta. Tre, quattro, cinque, dieci. Sono mille euro, la prossima volta col c**zo glielo faccio a quel prezzo”.

Tre i personaggi chiave, ad iniziare da Rosa Gargiulo, considerata dagli inquirenti una sorta di mediatrice tra oltre trenta professionisti dell’edilizia e il funzionario Luigi De Simone, che all’epoca lavorava presso la direzione regionale del Genio Civile di Roma. Lei, si legge nelle carte dell’inchiesta, si muoveva come una sorta di “cerniera tra le corruzioni avvenute in diversi uffici pubblici” e nella sua abitazione gli inquirenti hanno sequestrato gli strumenti utilizzati per i falsi: carta protocollo, macchine da scrivere, marche da bollo, timbri. Era De Simone invece, secondo gli accertamenti dei carabinieri, a fotografare i documenti originali dagli uffici, inviarli ai complici e poi, una volta falsificati, a inserirli nei fascicoli interessati. E se Gargiulo e De Simone agivano in coppia, nell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Carlo Villani, compare il nome di un altro uomo, che però pare preferisse agire da solo, in autonomia. Si tratta di Danilo Subiaco,anche lui funzionario della Regione Lazio, all’epoca dipendente presso l’area del Genio Civile e membro della commissione antisismica. L’ingegnere cinquantaduenne, secondo la procura di Roma, controllava le pratiche e “tramite l’indirizzo e-mail hernesto@, di cui poi si è disfatto, trasmetteva dati e notizie sensibili così da eludere eventuali controlli”. Il tutto con un nome fasullo di Hernesto Comandante, in modo che non restasse traccia dell’accesso agli atti.

Tra le pratiche finite sotto la lente degli inquirenti ce n’è anche una relativa all’intervento dei “Lavori di risanamento conservativo dell’impianto sportivo capitolino Palazzetto dello Sport di Viale Tiziano”.
I tre indagati ora sono stati posti in misura cautelare agli arresti domiciliari e, sentiti dai magistrati, la Gargiulo e Subiaco si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre De Simone si è dichiarato estraneo ai fatti.