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Stadio della Roma, il progetto definitivo non arriva: scavi archeologici fermi e nodi irrisolti a Pietralata

La corsa del Campidoglio sullo stadio della Roma mentre incombe la scadenza di Euro 2032: ma gli scavi archeologici sono fermi e il bosco non si può ancora abbattere.
A cura di Francesco Esposito
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Prospetto dello stadio della AS Roma che dovrebbe sorgere a Pietralata
Prospetto dello stadio della AS Roma che dovrebbe sorgere a Pietralata

Il progetto definitivo del nuovo stadio dell’AS Roma a Pietralata continua a tardare e, con ogni probabilità, i tifosi giallorossi dovranno aspettare ancora. "Siamo felici di annunciare che entro novembre avremo il progetto definitivo. Sarà uno degli stadi più belli del mondo", aveva dichiarato il sindaco Roberto Gualtieri il 7 novembre scorso, in occasione della presentazione del 4° Rapporto alla Città. Novembre però è finito, siamo a metà dicembre e, sebbene tornino a circolare voci di un’imminente consegna, il progetto non è ancora arrivato.

L’obiettivo dell’amministrazione sembra essere quello di chiudere la partita senza l’intervento del commissario straordinario agli stadi Massimo Sessa, nominato in vista degli Europei maschili di calcio del 2032. Prima si è parlato dell’8 dicembre, poi del 16, ora qualcuno indica il 22. Ma rispetto a un mese fa, la situazione appare sostanzialmente invariata.

Prescrizioni "insuperabili" ostacolano la presentazione del progetto

È vero che a metà novembre il Consiglio di Stato ha respinto l’appello cautelare dei comitati contrari al progetto sul tema dell’abbattimento di 26 alberi presenti nell’area. Ma è altrettanto vero che il bosco è ancora lì e che gli scavi archeologici risultano fermi.

Come stabilito dalla delibera 73 del 2023, che riconosce il pubblico interesse dell’opera, "il soggetto proponente presenta al Comune il progetto definitivo" una volta che sono "adempiute tutte le prescrizioni" fissate nella Conferenza dei servizi preliminare. Le prescrizioni sono 24 e riguardano, tra le altre cose, verifiche archeologiche, ambientali e viabilistiche. "Con i poteri commissariali si potrebbe andare in deroga a tutto ciò", commenta a Fanpage.it il coordinamento dei comitati ‘Sì al Parco Sì all’Ospedale No allo Stadio', secondo cui le condizioni poste "allo stato attuale sono insuperabili".

Senza scavi archeologici, dunque, non può esserci alcun progetto definitivo da sottoporre all’Assemblea Capitolina. E proprio sugli scavi emergono nuovi nodi.

Scavi archeologici fermi e bosco di competenza regionale

In una comunicazione inviata dall’AS Roma alla Soprintendenza Capitolina il 10 ottobre scorso, la società parla di una "momentanea impossibilità di procedere" allo scavo delle trincee su una parte significativa dell’area.

Sempre sul fronte archeologico resta aperta la questione di un’antica cisterna di epoca romana, già nota, che si trova nell’area dove dovrebbe sorgere la curva nord dello stadio. La Roma ha fatto sapere che "si stanno valutando diverse ipotesi progettuali", inclusa quella di valorizzare la cisterna integrandola nel nuovo impianto, con una possibile musealizzazione accessibile dallo stadio stesso.

Non è chiuso neppure il capitolo dell’area verde. Sebbene definito di "scarso valore vegetazionale e naturalistico" dai tecnici comunali, il bosco esiste e la competenza sulla sua eventuale rimozione spetta alla Regione. "A una nostra richiesta di accesso agli atti – spiegano dal coordinamento dei comitati –, il 3 dicembre la Regione ha risposto di non aver ricevuto nulla dal Comune: né l’aggiornamento del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale, né la perimetrazione dell’area boscata, né uno studio sulle compensazioni per l’abbattimento degli alberi".

In rosso, i ritrovamenti di epoca romana già documentati. In corrispondenza del perimetro del futuro stadio si nota la cisterna. In azzurro e verde le cave sotterranee. Dal terzo allegato alla comunicazione di AS Roma Srl alla Soprintendenza
In rosso, i ritrovamenti di epoca romana già documentati. In corrispondenza del perimetro del futuro stadio si nota la cisterna. In azzurro e verde le cave sotterranee. Dal terzo allegato alla comunicazione di AS Roma Srl alla Soprintendenza

Nuovo stadio della Roma: la corsa per Euro 2032

Alla luce di quanto resta ancora da fare, l’ipotesi che la Roma giochi la prima partita a Pietralata nel 2028 appare sempre più lontana. Il nuovo orizzonte temporale diventa quello degli Europei del 2032, che l’Italia ospiterà insieme alla Turchia.

Per affrontare la carenza di impianti idonei è stato nominato un commissario straordinario, Massimo Sessa, dirigente del Ministero dei Trasporti. I suoi poteri consentirebbero di superare molti vincoli amministrativi per la costruzione o ristrutturazione dei cinque stadi selezionati. Resterebbero però in vigore le prescrizioni archeologiche e ambientali, le più problematiche per il progetto di Pietralata. Inoltre c’è un ulteriore ostacolo: tutti i progetti dovranno essere approvati e finanziati entro luglio 2026.

Perché allora questa corsa finale negli ultimi mesi dell'anno? "Se si ricorresse ai poteri commissariali per lo stadio della Roma, nonostante l’esistenza dell’Olimpico – che insieme all’Allianz Stadium di Torino è l'unico sicuro – l’amministrazione si assumerebbe un rischio enorme", osservano i comitati, "quello di costruire in deroga alle prescrizioni autoimposte, senza neppure poterne rivendicare il risultato politico".

A sbloccare l’operazione sarebbe il commissario nominato dal governo, non il Campidoglio. E Gualtieri non potrebbe spendere politicamente il nuovo stadio in vista delle elezioni amministrative del 2027. "Probabilmente – concludono i comitati – a breve arriveranno nuovi rendering o studi su viabilità e parcheggi. Ma dal punto di vista documentale non ci sarà nulla. La delibera di pubblico interesse è chiara: prima vanno completate tutte le verifiche, poi si presenta il progetto". Questo non accadrà oggi, né il 22 dicembre.

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