“Sono insegnante di ruolo ma mi hanno assegnato una scuola a Roma: 200km al giorno per arrivare a San Basilio”
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L'accesso all'insegnamento non è facile e anche per chi ha vinto il concorso ed è entrato di ruolo i primi anni possono essere molto duri. È il caso di Luisa, docente di sostegno che vive in Umbria, ad Amelia, ma insegna a Roma. "Ogni giorno mi faccio più di 200 chilometri di auto per prendere servizio nella scuola che mi è stata assegnata a San Basilio", racconta a Fanpage.it. Un traguardo raggiunto a oltre cinquant'anni dopo tanta precarietà e tanto studio.
L'inizio nelle graduatorie: "A Terni neanche un'ora di supplenza"
Luisa, romana di nascita ma trasferitasi in Umbria ormai trent'anni fa, ha iniziato il suo percorso nel 1997, almeno a livello formale. Quell'anno si è iscritta nelle Graduatorie provinciali di supplenza a Terni. "Ma non sono mai riuscita ad avere neanche un'ora di supplenza", racconta. Nel frattempo lavora anche come insegnante di pianoforte in una scuola di musica e crea una famiglia. Poi si stanca di aspettare un'improbabile chiamata. "Cinque o sei anni fa mi sono inserita nelle Gps di Roma, poi, nonostante la mia età, ho ricominciato a studiare. Ho fatto il concorso per entrare al master Tfa per il sostegno all'Univesità del Foro Italico, a Roma. E, checché se ne dica, se uno lo fa veramente bene è un percorso impegnativo. Io l'ho fatto frequentando, sostenendo gli esami e discutendo anche una tesi sperimentale", spiega Luisa.
Il titolo del Tfa permette di accedere alla prima fascia nelle graduatorie per il sostegno, ma è un percorso che può essere molto costoso. "Prima di riuscire al Foro Italico, ero talmente disperata da pensare di essere disposta anche a pagare qualche migliaio di euro per ottenere la specializzazione – racconta -. Avevo telefonato a una di queste università online della Romania e mi avevano chiesto 15 mila euro. Chiaramente non avrei potuto spendere una cifra del genere".
Il concorso nel Lazio e l'assegnazione a 200 chilometri da casa
Dopo essersi laureata – "insieme ai miei figli ormai" – Luisa si è iscritto anche al concorso Pnrr 1. Ancora tanto studio mentre lavorava sia come supplente che come insegnante di piano. "Però alla fine ce l'ho fatta, sono rientrata tra i vincitori del concorso e sono entrata di ruolo". Non ha fatto, però, il concorso in Umbria. Lì le scuole e gli studenti sono pochi, e di conseguenza anche i posti per insegnare. Ha optato per il Lazio, il cui confine è a pochissimi chilometri dalla sua città. "Sono stata assegnata a San Basilio e i primi due anni lì sono stati durissimi. Avevamo ragazzi che ci prendevano a parolacce, bestemmiavano, succedevano cose inenarrabili – dice Luisa -. La cosa più umiliante per me, dopo tanto tempo passato a studiare e a lavorare, era sentirmi dire da ragazzini 13enni: ‘Ma tu fai 200 chilometri al giorno per venire qui a farti trattare così per due spicci?'. È una cosa veramente deprimente".
Con l'aumento vertiginoso dei prezzi del carburante, duecento chilometri diventano pesanti anche sul portafogli. "Viaggiare è diventato un lusso – aggiunge -. Noi insegnanti non abbiamo stipendi alti. Si dice che negli ultimi anni abbiamo ricevuto aumenti, ma poi tra IRPEF, ritenute, cuneo fiscale e tutto il resto, di fatto io prendo poco più di 1.650-1.680 euro. Io sono fortunata perché non devo pagare un affitto. Ma penso a una persona che deve pagarsi anche una casa: alla fine dello stipendio rimangono veramente due spicci, come dicevano i miei alunni".
La possibilità di trasferimento e la volontà di continuare con il sostegno
Ora Luisa ha finito i tre anni successivi all'assegnazione entro cui non si può richiedere il trasferimento e spera di potersi avvicinare a casa. "Stilerò una lista di scuole e chiaramente darò la priorità a quelle più vicine, proprio perché continuare a sostenere questi spostamenti è diventato molto pesante". Servirà che si liberi un posto, però.
Non fa neanche un pensiero, invece, sulla possibilità di ‘passare su materia', ovvero lasciare il sostegno una volta accumulato punteggio e inserirsi nelle graduatorie per una cattedra di musica. "Ci sono molte persone che prendono il Tfa per entrare nella scuola e poi, dopo qualche tempo, chiedere il passaggio sulla materia". Ma per lei aiutare gli studenti con più difficoltà è "una scelta ponderata di vita" e un ruolo per cui si ritiene più "idonea".
Ma è l'intero sistema di accesso alla scuola che lei ritiene mirato alla "mercificazione della preparazione didattica", dice. "Con il ministro Valditara ogni specializzazione, ogni corso in più, vale tre punti, sei punti, quattro punti. E ogni volta sono quelle 200, 300, 400 o 600 euro – conclude Luisa -. Trovo assurdo che, in un sistema di istruzione pubblica, non sia lo Stato a garantire agli insegnanti ogni anno la possibilità di accedere a corsi per migliorare e aggiornare la propria didattica".