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Soldi pubblici per film mai realizzati dirottati sul calcio: si allarga l’inchiesta della procura su Banca Progetto

Le nuove informative della Guardia di Finanza allegate agli atti dell’indagine ipotizzano il riciclaggio di denaro e puntano sui finanziamenti usati per le società di calcio minori, come l’Ostiamare, la Triestina e la Ternana.
A cura di Gaetano De Monte
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Immagine di repertorio
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Banca Progetto, nata per garantire finanziamenti alle piccole e medie imprese del Sud Italia attraverso la copertura dello Stato, è al centro di un’articolata indagine giudiziaria che ipotizza un utilizzo distorto di quei fondi. Secondo la ricostruzione degli investigatori, nel giro di pochi anni l’istituto si sarebbe trasformato in una sorta di cassaforte dalla quale diversi imprenditori avrebbero ottenuto milioni di euro senza fornire adeguate garanzie, anche attraverso la presentazione di documentazione ritenuta non aderente alla reale situazione finanziaria delle società beneficiarie. Operazioni che, sempre secondo l’accusa e con il presunto concorso di alcuni funzionari della banca – tra cui Ida Ruggiero, oggi indagata insieme al marito Andrea Centofanti e ad altri imprenditori – avrebbero portato alla distrazione delle risorse verso finalità diverse da quelle dichiarate. La Procura di Roma indaga per i reati di riciclaggio, autoriciclaggio e indebita percezione di risorse pubbliche: l’ipotesi è che parte dei finanziamenti sia stata utilizzata per sostenere, tramite false sponsorizzazioni o finanziamenti simulati, alcune società calcistiche.

Il finanziamento da un milione di euro

È il 25 novembre del 2021, a Ostia, quando la funzionaria di Banca Progetto, Ida Ruggiero, oggi indagata dalla procura di Roma insieme al marito, l’avvocato Andrea Centofanti, e a una decina di altri imprenditori per i “mutui allegri” concessi dalla banca, incontra Dario Morra e Antonio Scaramuzzino, anche loro sotto inchiesta nel procedimento originato dal nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza di Roma. Morra è l’amministratore unico della società editoriale 7 Colli Srl che edita la rivista on line omonima e, in quell’occasione, riportano i pm, chiede a Ruggiero un finanziamento di un milione e mezzo di euro finalizzato all’acquisto dell’intero capitale sociale dell’Ostia Mare Lido Calcio e per l’ammodernamento degli impianti sportivi.

Dopo quell’incontro, la funzionaria della banca formula la proposta commerciale, dichiarando di aver effettuato i controlli antiriciclaggio e di non aver riscontrato alcuna anomalia. La pratica, così, procede spedita. La fase istruttoria, pertanto, termina con il parere favorevole dell’analista della banca al finanziamento, che viene condizionato, però, alla riduzione del flusso di denaro erogato a un milione e 20mila euro, "in quanto né la 7 Colli S.r.l, né l’Ostia Calcio presentano flussi sufficienti al rimborso delle rette", faceva notare l’analista. Tuttavia, il 26 gennaio del 2022 il contratto di finanziamento tra la 7 Colli Srl e Banca Progetto viene sottoscritto, e così il giorno dopo i soldi vengono erogati.

Gli assegni mai versati

Peccato però che i militari della Guardia di Finanza abbiano seguito anche loro la pratica, riscontrando diverse anomalie nel procedimento. In particolare, gli inquirenti hanno censurato il comportamento tenuto da Ida Ruggiero, perché "la relazione è stata redatta in modo scarno e superficiale, ed è stata riportata esclusivamente una sterile descrizione della struttura dell'Ostia Calcio le cui quote, a quel tempo, ancora non erano di proprietà della 7 Colli", si legge nell’informativa indirizzata al sostituto procuratore Vincenzo Palumbo. Non soltanto. I finanzieri hanno anche accertato che l’aumento di capitale nella società, condizione necessaria per poter accedere al mutuo, è stato sottoscritto da Dario Morra e da suo cugino, Alessandro Di Paolo, "mediante assegni bancari in realtà mai versati". Infine, in relazione a questo mutuo, i detective hanno calcolato "un’inadempienza probabile" della società 7 Colli, "atteso che la stessa presenta un debito residuo di euro 812.363,06 e n. 4 rate insolute per totali euro 67.016,69", si legge ancora nelle carte.

"Così facevano tutti"

E, tuttavia, questo schema, sarebbe stato utilizzato da altre 22 aziende in diverse occasioni. La stessa 7 Colli avrebbe presentato nemmeno un anno dopo a Banca Progetto una successiva richiesta di finanziamento da 3 milioni di euro; stavolta, per ottenere risorse da utilizzare per l’ingresso della società nel mercato della produzione artigianale di gelato, mediante una nuova formula definita di “gelateria innovativa”. Anche questa richiesta di mutuo è andata poi in porto, nonostante l’opposizione di un analista della stessa banca il quale aveva espresso parere contrario al finanziamento con queste motivazioni: "trattasi di società presente in un settore di business completamente differente da quello in cui vuole entrare, inoltre, l’'importo richiesto appare eccessivo rispetto ai volumi attuali e prospettici dell'azienda".

In tutti i casi, grazie all’intermediazione dell’amministratore delegato di Banca Progetto, Paolo Fiorentino, dunque, il finanziamento viene assegnato, perché, è questa la motivazione data da Fiorentino: "i soci della 7 Colli S.r.l. sono proprietari del marchio Crik Crok e quindi l’investimento prospettato comporterà un'economia di scala e una sinergia nella distribuzione dei prodotti". Soltanto che anche per questo mutuo la Guardia di Finanza ha riscontrato anomalie nella procedura di assegnazione delle risorse ma, soprattutto, rispetto al suo effettivo utilizzo.

Gli investigatori hanno poi scoperto, infatti, che, contrariamente a quanto era stato indicato nella richiesta di finanziamento, la maggior parte del denaro ottenuto dalla banca, più di 2 milioni di euro sono stati trasferiti alla società di produzione cinematografica Ligea Srl, riferimento della galassia Alessandro Di Paolo/Antonio Scaramuzzino, considerati entrambi i dominus di questo sistema e, da qui, sono stati utilizzati per acquistare le quote di un’altra storica società cinematografica, la Tunnel Produzioni Srl, amministrata dallo stesso Scaramuzzino. Infine, anche per questo mutuo la 7 Colli Srl presenta oggi una inadempienza probabile: i finanzieri hanno calcolato 3 milioni di debiti con la banca e 5 rate insolute per un valore di 200000 euro.

I soldi per il cinema? Usati per il pallone

La stessa società Ligea Srl, a sua volta, ha chiesto soldi alla banca per qualche milione di euro, ottenendoli, per acquistare le quote della stessa Tunnel Srl; ma gli inquirenti hanno scoperto che poi sono stati utilizzati dal 19 luglio al 29 agosto del 2023 per scopi completamente differenti a quelli indicati nell’istruttoria. "Il denaro è stato veicolato ad altre società del Gruppo Scaramuzzino: Sirius S.r.l., 7 Colli S.r.l. e AU79 S.r.l, alla Romana Film S.r.l della famiglia Di Paolo, ma, soprattutto in favore di società di calcio come la Ternana Calcio S.p.a", si legge in una informativa della Finanza di 132 pagine.

Le nuove carte dell’indagine, inoltre, sembrerebbero certificare anche che l’utilizzo del denaro ricevuto dalla AU/79Srl per l’opera cinematografica “I Fratelli Re”, film che a tre anni dal finanziamento ricevuto dalla banca, risulta ancora in corso di realizzazione, contrariamente a quanto indicato in sede di istruttoria, è stato trasferito in favore della Triestina Calcio S.p.a.

Così, i soldi ottenuti dalla banca con la garanzia pubblica per finanziare i film, venivano fatti transitare per le squadre di calcio minore per poi finire in altre società di riferimento del duo Di Paolo/Scaramuzzino. È un meccanismo che si sarebbe ripetuto più volte, allargandosi a macchia d’olio attraverso una miriade di società; ed è così che si allarga anche l’inchiesta della procura di Roma sui mutui di Banca Progetto, su cui indagano, al momento, oltre che la procura capitolina e quella di Milano, anche quella di Velletri e Terni.

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