Ogni voto ormai è una sfida per la tenuta della maggioranza di Virginia Raggi che, dopo gli ultimi addii e dilaniata dagli scontri interni, ogni volta rischia di finire sotto. Ieri le mozioni di sfiducia presentate da Fratelli d'Italia e Partito Democratico nei confronti del vicesindaco e assessore ai Trasporti Pietro Calabrese non sono passate per un solo voto, e la stessa sindaca Raggi si è vista costretta a partecipare alla votazione per evitare di finire in minoranza. Ai voti favorevoli alla sfiducia delle opposizioni si è infatti sommata l'astensione dei quattro consiglieri ribelli Angelo Sturno, Enrico Stefano, Donatella Iorio e Marco Terranova.

Calabrese ha ottenuto solo 19 voti favorevoli (compreso quello della sindaca), mentre la mozione di sfiducia del PD 20 voti, tutte le opposizioni e il presidente dell'Aula Marcello De Vito ormai sempre più lontano dal M5S. Calabrese è salvo, per essere approvata la mozione sarebbe dovuta essere votata dalla maggioranza assoluta dei consiglieri, ma il gruppo pentastellato in Campidoglio è sempre più diviso e inaffidabile, e ogni svolta la sindaca rischia lo sgambetto.

Sullo sfondo le prossime elezioni comunali, tra consiglieri in uscita in cerca di una nuova casa, e il dibattito infinito sulle alleanze. Proprio ieri la sindaca con un lungo intervento su Facebook ha ribadito che non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro, e sarebbe anche pronta a rinunciare al simbolo e ad andare avanti senza il Movimento 5 Stelle nel caso vincesse lo scontro interno chi vuole l'abbraccio con il Partito Democratico. In particolare la possibile discesa in campo di Nicola Zingaretti – un'ipotesi di cui ormai si discute apertamente -, dato per favorito nei sondaggi, necessiterebbe di un passo indietro di Raggi: sostenitore dell'alleanza con il Movimento 5 Stelle, fautore dell'ingresso nella sua maggioranza dei pentastellati, Zingaretti avrebbe molte difficoltà a condurre la campagna elettorale contro gli alleati.