Sempre meno gasolio a Roma, distributori svuotati. La Cisl: “Guerra in Iran ultimo dei problemi”

"Gasolio esaurito". È questa la dicitura riportata sui cartelli che sono comparsi a cavallo delle vacanze pasquali sulle pompe dei distributori di carburante della Capitale. Mentre aleggia lo spettro dell'esaurimento scorte, dovuto alla guerra in Medio Oriente, il diesel va a ruba, soprattutto nei distributori che offrono i prezzi più bassi. Ce ne sono diversi a Roma, la maggior parte dell'Eni: controllando sul portale Osservaprezzi Carburanti del Mimit, tra i primi 20 distributori dove il gasolio costa di meno se ne trovano otto della società energetica italiana, dislocati sia in centro sia in periferia.
Da poco prima dell'inizio delle festività, gli automobilisti della città hanno riscontrato difficoltà anche a inseguire le tariffe più vantaggiose. Ma quali sono i motivi alla base della carenza? Fanpage.it ha interpellato gli attori della filiera, dal sindacato dei benzinai della Cisl all'associazione che raggruppa le principali aziende operanti in Italia nel settore della raffinazione e distribuzione, Unem.
Per Fegica Cisl esistono "problemi strutturali in tutta la filiera"
Parla di "problemi strutturali nel settore" Alessandro Zavalloni, segretario nazionale di Fegica Cisl, sindacato che rappresenta i distributori di benzina: "Sono almeno due e sono convergenti: al netto delle varie politiche aziendali che portano a una differenza di prezzo in grado di influenzare le scelte dei consumatori, la seconda difficoltà interessa tutto il downstream petrolifero, dalla raffinazione alla logistica".
Prosegue Zavalloni: "Ad esempio l'Italia aveva un numero di raffinerie più che sufficienti al fabbisogno nostrano, ma poi gli impianti sono stati venduti a soggetti esteri che non rivendono il prodotto raffinato sul territorio ma ad altri Paesi, con la conseguenza che adesso abbiamo bisogno di importarlo. Se si somma tutto questo all'aumento di domanda romana nei periodi di festa e alle carenze di personale nella logistica, gli autisti per autobotti, alla prima pressione esterna, come nel caso della chiusura dello stretto di Hormuz, il sistema va in crisi".
Il sindacalista fa un esempio concreto: quello della Raffineria Isab di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. Nata nel '72 come parte del gruppo Erg della famiglia Garrone, nel 2008 l'operatore italiano sigla un accordo per la creazione di una joint venture con il colosso russo Lukoil, che acquisisce definitivamente le quote nel 2014, diventando proprietario al 100%. Successivamente, nel 2023, Lukoil ha venduto l'impianto alla cipriota Goi Energy, ramo energetico di Argus New Energy, un fondo di private equity cipriota con investitori anche maltesi e israeliani.
I petrolieri: "Il problema è nella rete di distribuzione"
La pensa diversamente Gianni Murano, presidente di Unem (Unione Energie per la Mobilità). Per Murano il motivo della scarsità di gasolio non è da ricercare a monte della filiera: "Il prodotto raffinato esce verso l'estero perché le produzioni sul suolo italiano sono maggiori rispetto alla domanda nazionale, con le raffinerie che quindi sono costrette a esportare. Basta vedere i dati: la domanda italiana di combustibili per l'autotrazione dal 2023 in poi si attesta a quasi 32 milioni di tonnellate di carburante l'anno, 23,5 per il gasolio e 8,3 per la benzina, a fronte di una produzione di 67 milioni di tonnellate tra 13 raffinerie. Una domanda ben al di sotto della media di 40 milioni, per esempio, di Francia, Germania e Inghilterra. La raffinazione in Italia è più che in grado soddisfare il fabbisogno nazionale. Se ci fosse una domanda maggiore, gli impianti preferirebbero vendere localmente, facendo più margine". Ma allora qual è il problema?
Zavalloni e Murano concordano però su un punto: "È di tipo strutturale, ma riguarda la distribuzione", dice il vertice di Unem, che prosegue: "Il numero di stazioni di servizio in Italia è esagerato rispetto alla domanda, con una frammentazione eccessiva e costi di distribuzione più elevati per il consumatore finale, rispetto alla media europea. Questo comporta disottimizzazioni nei rifornimenti che in periodi di picco come qualche ponte festivo e in presenza di una dinamica dei prezzi accentuata può causare qualche caso di esaurimento scorte. Però con qualche decina di impianti che hanno terminato la fornitura, su 800 che ci sono a Roma, direi che il sistema tutto sommato ha retto", conclude Murano.