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Sapienza sotto ricatto dagli hacker: “Pagamento entro 72 ore o pubblichiamo i dati”

Dopo l’attacco informatico, la Sapienza riceve un ultimatum: 72 ore per pagare il riscatto o i dati verranno diffusi online. Intanto, prorogate tutte le scadenze.
A cura di Francesco Esposito
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L’Università La Sapienza di Roma è sotto ricatto. Gli hacker che, a partire dalla notte fra domenica 1 e lunedì 2 febbraio, hanno lanciato un attacco informatico contro l’ateneo hanno dato un ultimatum di 72 ore prima di divulgare i dati di centinaia di migliaia di studenti, docenti e membri del personale. Un tempo limite entro cui hanno chiesto il pagamento di un riscatto di milioni di euro in criptovalute. Utilizzando un malware, gli hacker hanno bloccato i vari siti internet della Sapienza, fra cui Infostud, il portale per la prenotazione degli esami. Vista la situazione, l’ateneo ha prorogato tutte le scadenze amministrative, come iscrizioni, pagamenti e domande di laurea.

Siti bloccati per contrastare gli hacker

Oltre ai tecnici dell’università, sono intervenuti anche i membri del Csirt (Computer Security Incident Response Team) dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (Acn), per isolare i malware, rintracciarne l’origine e ripristinare i sistemi informatici. Secondo le prime indagini della polizia postale, la pista principale porta a una crew di hacker filo-russi, che si sarebbero infiltrati nei sistemi già da tempo.

A causa dell’attacco, l’amministrazione dell’ateneo è stata costretta a bloccare l’accesso pubblico ai siti e studenti e dipendenti stanno lavorando utilizzando gli hotspot dei loro cellulari, dato che la rete interna non è considerata sicura. "Sono pienamente consapevole del disagio che questa interruzione comporta per le attività didattiche, di ricerca e amministrative di tutta la comunità della Sapienza", ha comunicato Leonardo Querzoni, prorettore alle Tecnologie digitali e alla Cybersecurity dell’università. "Vi assicuro che stiamo mettendo in campo ogni risorsa necessaria per risolvere l’emergenza. Confido nella comprensione e nella collaborazione di tutti voi in questo momento complesso", conclude Querzoni.

Rappresentanti degli studenti: "Prorogate tutte le scadenze"

Nella mattinata di oggi i rappresentanti degli studenti hanno incontrato la rettrice Antonella Polimeni, con cui sono stati discussi gli interventi per far fronte alle difficoltà. Oltre alla proroga a data da destinarsi di tutte le scadenze, come fa sapere l’Unione degli Universitari, "in ogni facoltà verrà istituito un infopoint fisico in cui verranno fornite tutte le informazioni relative a orari e aule dove svolgere gli esami, orari delle lezioni" e altri aggiornamenti utili. I luoghi precisi degli infopoint verranno comunicati a breve.

Gli esami non verranno spostati, ma potranno essere sostenuti anche senza prenotazione online. Sarà sufficiente presentarsi all’appello e avvertire il docente. Il voto verrà registrato in forma cartacea e verbalizzato successivamente.

"Per ora non pare esserci stato alcun trasferimento di dati", comunica Udu, che però avverte: "Non possiamo tollerare che il continuo disinvestimento sulle università pubbliche metta a repentaglio la nostra privacy". Una posizione condivisa anche dal collettivo Cambiare Rotta, che in un comunicato scrive: "È inaccettabile un’università che, seguendo le direttive del governo Meloni, sceglie di dare priorità alle spese militari invece di garantire la tutela degli studenti. Questo porta alla mancanza di strutture adeguate per studiare e seguire le lezioni, a un’università che non garantisce il diritto all’abitare e ora neanche la tutela e la privacy informatica".

Come funziona il ransomware usato dagli hacker contro la Sapienza

Oltre al blocco dei dati sensibili registrati sui siti dell’università, gli hacker avrebbero lasciato anche un link: cliccandolo scatterebbe il conto alla rovescia di 72 ore. È questo il meccanismo del ransomware, termine che deriva dalla fusione tra ransom, riscatto, e malware. Una volta entrati nel sistema, i pirati informatici cifrano i dati impedendone l’accesso ai legittimi proprietari e chiedono un pagamento per fornire le chiavi di sblocco. Spesso, però, i cybercriminali effettuano comunque una copia dei dati, che può poi essere rivenduta sul dark web.

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