Sanità nel Lazio, oltre 3 milioni di rinunce a visite da luglio 2025. D’Amato: “Numeri abnormi”

La sanità nel Lazio continua a essere inaccessibile per le cittadine e i cittadini, come dimostrano i dati sulle rinunce alle prime disponibilità per esami e visite mediche in strutture pubbliche. Più di 2,5 milioni fra luglio 2025 e gennaio 2026 e oltre 650mila nei soli mesi di febbraio e marzo di quest'anno. Numeri forniti dal presidente regionale Francesco Rocca in risposta a un'interrogazione del consigliere di Azione ed ex assessore alla Sanità Alessio D'Amato. "Sono numeri abnormi, parliamo di più di 10mila rinunce al giorno", commenta D'Amato a Fanpage.it.
Più di un rifiuto su tre a causa della sede troppo distante
Sono 2.516.035, per la precisione, i rifiuti alla prima disponibilità registrati dal sistema informatico di prenotazione ReCup nella seconda metà del 2025 e a gennaio di quest'anno. Un numero che somma differenti livelli di urgenza e diverse motivazioni. Nel 36,2 per cento dei casi – oltre 900mila volte – gli utenti hanno detto "No" al primo appuntamento possibile per "Sede troppo distante", impossibilitati a viaggiare anche per cento chilometri per effettuare una visita medica.
Una problematica che il presidente con delega alla Sanità, Francesco Rocca, sostiene sia in fase di risoluzione grazie al nuovo sistema di ripartizione delle aree di competenza delle varie Asl entrato in vigore dal primo febbraio. Da qui la decisione di presentare i dati in due fasce temporali distinte. Fra febbraio e marzo 2026 migliora la percentuale di rifiuti legati alla sede troppo distante, che passa al 22,7%. "Ma nel frattempo ci sono state meno richieste – commenta il consigliere D'Amato -, influisce la sfiducia dei cittadini che usano sempre meno il servizio pubblico".
D'Amato: "Il pass di garanzia non sta funzionando"
Inoltre, stando ai dati riportati, ci sarebbe un miglioramento anche nella percentuale di persone che, dopo il rifiuto della prima disponibilità, alla fine portano a termine la prenotazione. Parliamo di un aumento dal 58 al 67 per cento, forse condizionato anche dalla riforma che ha limitato la durata delle prescrizioni mediche, passate da sei mesi a 20, 40, 60 giorni a seconda del grado di priorità, per cui è molto più rischioso adesso rifiutare un appuntamento ovunque sia. "La difficoltà maggiore è nelle classi di priorità breve e differita. Lievi miglioramenti forse solo per i casi urgenti, dove ci sono numeri molto minori", sottolinea D'Amato.
Grande risalto viene dato, nella risposta del presidente Rocca, al ruolo del pass di garanzia. Con questo strumento digitale, chi ha una prescrizione con priorità B (breve) o D (differita) può evitare di perdere la possibilità di prenotare ottenendo una prestazione in una struttura privata ma a carico del sistema sanitario regionale. "Ma solo il 20 per cento di coloro a cui è stato proposto ha accettato – commenta il consigliere di Azione -. Se l'80 per cento non va a buon fine vuol dire che il cittadino non era contento della soluzione proposta".
Rocca: "Più di metà dei rifiuti per motivazioni legate al cittadino"
Resta poi un tema sulla chiarezza di queste motivazioni. Secondo quanto scritto nella risposta di Rocca, poco più della metà degli appuntamenti "sono stati rifiutati per motivazioni legate al cittadino (Data non possibile per il cittadino, richiesta struttura specifica etc…)", decisioni dettate da una libera scelta. Ma cosa intendiamo per ‘Data non possibile per il cittadino'? Il caso di un paziente che per una visita con priorità Breve si vede assegnare una disponibilità dopo due mesi rientra in questo caso? "Il cittadino se ha una certa urgenza e gli dai una data congrua non la rifiuta, non è autolesionista. Se non è possibile è perché la dai oltre i termini. Magari qualcuno può rinunciare perché quel giorno non può, ma non c'è la sindrome di Tafazzi in giro", conclude D'Amato, che a Fanpage.it annuncia anche che farà una seconda interrogazione proprio sull'esatta definizione di queste motivazioni. Intanto Rocca parla di miglioramenti. Staremo a vedere se i numeri che arriveranno nei prossimi mesi gli daranno ragione.