Roma, traffico di stivali con pelle di coccodrillo a rischio estinzione: erano per i brand dell’alta moda

Venivano importati in Italia come come comuni stivali da equitazione, ma erano calzature confezionate con pelle di coccodrillo e pitone, rettili protetti. Lo stesso avveniva con pelli grezze e lavorate, che finivano in laboratori sparsi sul territorio italiano nelle località di lavorazione del pellame, per poi essere rinvendute nel mercato dell'alta moda. Merce che avrebbe fruttato un guadagno complessivo di circa 150mila euro.
I finanzieri del Comando Provinciale di Roma e i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dell’Ufficio Lazio 2, hanno scoperto un grosso traffico illegale di pelle pregiata all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma. Merce destinata a regioni del Centro e Sud Italia. Gli stivali già pronti per essere indossati arrivavano a costare fino a quattro mila euro, per un valore complessivo di 100mila euro. Le pelli grezze o lavorate invece valevano fino a 50mila euro, cifra che sarebbe cresciuta con il confezionamento del prodotto. Tutta la merce è stata sequestrata.
Le scarpe di coccodrillo e pitone importate da Messico e Stati Uniti

Le calzature in pelle pregiata di rettile venivano importate illegalmente in Italia. Si tratta di specie animali minacciate di estinzione e tutelate dalla Convenzione di Washington (CITES), sottoscritta da 180 Paesi, che regolamenta il commercio di fauna e flora selvatiche. Le indagini condotte dalla finanza e coordinate dalla Procura deflla Repubblica di Civitavecchia hanno portato alla luce un metodo ben collaudato. Le spedizioni provenivano da Messico e Stati Uniti.
I colli dichiaravano falsamente che al loro interno c'erano comuni stivali utilizzati per andare a cavallo. In questo modo aggiravano i controlli doganali. La merce illegale è stata rintracciata grazie ad un'ispezione dei colli sospetti. Dentro purtroppo c'erano numerose paia di calzature in pelle di coccodrillo e pitone.
Commercio illegale di pelli di rettile per il mercato dell'alta moda

Le indagini hanno portato alla luce anche un commercio import-export di pelli grezze e lavorate destinate al mercato dell’alta moda, anche italiano. I finanzieri hanno scoperto come le pelli di rettile arrivavano a Fiumicino come "resi". Come se l'Italia avesse inviato merce Oltreoceano poi rispedita indietro. In questo modo i controlli venivano evitati. Le pelli finivano furi dal Lazio, in laboratori nelle zone italiane più comunemente note per la lavorazione del pellame, come ad esempio la Toscana.
Successive perquisizioni nei laboratori di alcune società di produzione hanno portato al sequestro di ulteriori pelli lavorate di coccodrillo (Crocodylia spp), Tegu Rosso (Salvator Rufescens), pitone (Pythonidae spp) e stivali
modello cowboy in pelle di varano (Varanus spp), tutti privi della necessaria documentazione di importazione.
L’attività fa parte di un più ampio dispositivo di contrasto al commercio illegale di flora e fauna selvatica
attuato dalla guardia di finanza e dall’ADM, con l'obiettivo di proteggere la biodiversità globale e colpire i profitti illeciti di un mercato che alimenta la criminalità transnazionale, garantendo al contempo che solo le imprese rispettose delle regole possano operare nel settore del lusso e della moda.