Capolinea metro A, Anagnina, 5.30 di mattina. Una fiumana di persone si riversa, scendendo le scale di corsa, nel piazzale ribassato che consente l'ingresso alla metropolitana. Sono i pendolari che sono appena stati scaricati dalle decine di bus periferici che li traghettano dalle più disparate periferie della Capitale alla prima fermata della metro utile in città. I primi, i più rapidi e fortunati, riusciranno a entrare e a prendere la prima corsa. Fino allo stop agli ingressi, sancito dagli operatori che piantonano l'entrata, quando la banchina della stazione diventa troppo affollata. I mattinieri pendolari formano allora un lungo serpentone nel piazzale aspettando di poter entrare.

Le persone che si mettono in fila a quest’ora la mattina sono quelle che non hanno alternative al trasporto pubblico”, racconta David Cartacci del coordinamento Rsu Filt Cgil di Atac. “Chi se lo può permettere prende il mezzo privato o continua a lavorare da casa. Qui troviamo studenti, migranti, lavoratori non qualificati, impiegati nelle pulizie e nella sanificazione dei locali in apertura. Avremmo necessità di personale qualificato e di più mezzi per affrontare la situazione”.

La nuova geografia del trasporto locale non sembra interessare chi si dovrebbe occupare della gestione delle linee, della rimodulazione di corse e orari. Attraversando la città all’alba con i mezzi pubblici, ci si accorge di come il servizio di trasporto venga utilizzato in maniera diversa rispetto al periodo precedente la pandemia. Ci sono linee, soprattutto i bus di superficie, completamente vuote, altre dove è impossibile garantire il limite dell’80% della capienza, “una norma su carta che non si riesce a far rispettare concretamente sui mezzi”, commenta Cartacci.

La gente ha paura a prendere il mezzo pubblico, lo vede come un vettore di contagio, racconta Roberto Spigai pendolare del comitato Roma – Lido. “Il trasporto a Roma regge solo perché è crollata la domanda, con un’offerta esattamente pari a prima che arrivasse il virus. Sulla Roma Lido i treni sono sempre pieni di prima mattina, i mezzi in funzione erano 150 il 4 di maggio, 150 oggi con le scuole aperte, non una vettura in più”. Analoga l’affluenza sulla Roma Viterbo e su alcune delle linee periferiche che portano migliaia di studenti a scuola.

Ad aggravare la situazione, in alcune stazioni, la decisione di dividere i flussi di entrata e uscita, in linea con quanto fatto in tutti i luoghi pubblici una volta terminato il lockdown. “Il problema è che Atac ha applicato la disposizione in maniera davvero grossolana”, racconta Spigai. “Di otto uscite alla fermata Ottaviano, ne sono state chiuse tre quarti, ad esempio. A Eur Magliana nove ascensori su nove sono bloccati, le scale mobili non sono in funzione e hanno chiuso la metà degli ingressi. Il risultato sono enormi assembramenti per potersi guadagnare la via di uscita dalla stazione”.

Una situazione costantemente al limite che l’Agenzia per la Mobilità, preposta alla organizzazione dell’offerta di trasporto pubblico in città, affronta affidandosi al buon senso dei cittadini che rispondono, in molti casi, disertando i mezzi e affidandosi al trasporto privato. “La riduzione della domanda di trasporto pubblico è una sconfitta per tutti, produce costi per i cittadini e aumenta l’inquinamento” spiega Natale Di Cola, segretario Cgil Roma e Lazio. “Ci sono linee sovraffollate e altre vuote. Abbiamo scritto al Prefetto, insieme a Cisl e Uil, per chiedere che il distanziamento sia rispettato dappertutto e sia attuata la regola dell’80%”, conclude.

Una normativa, quella sulla capienza, che nell'attuale situazione sembra impossibile da applicare, quando decine di persone provano a salire a una fermata del bus dopo attese infinite. “Gli autisti non sono abilitati a far rispettare questa norma e non è così facile non far salire la gente. Non c’è un sistema di conteggio, neanche agli ingressi delle metro, si fa tutto a occhio”, commenta Cartacci. Intanto i casi in città aumentano e tra i colpiti dal virus ci sono anche una quindicina di operativi di Atac. “Un ulteriore problema che potrebbe andare a pesare sulla turnazione e sul servizio erogato”, conclude Cartacci.