Roma, in corso sgombero del campo rom della Monachina. Raggi esulta: “Altro obiettivo raggiunto”

È in corso lo sgombero del campo rom alla Monachina, Roma nord. Gli agenti della polizia locale di Roma Capitale, gruppo XIII Aurelio, in collaborazione con i colleghi del Gssu, Gruppo sicurezza sociale urbana, e dell'Unità Spe, Sicurezza pubblica ed emergenziale, stanno identificando e allontanando tutte le persone ancora presenti nell'area del campo. Stando a quanto si apprende, sono circa dieci le persone trovate all'interno dei moduli abitativi allestiti nell'insediamento. Il personale dei servizi sociali si sta occupando dell'assistenza alloggiativa.

Raggi: "Ulteriore obiettivo raggiunto"
La sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha rivendicato lo sgombero del campo come uno degli obiettivi raggiunti dalla sua giunta: "Abbiamo chiuso anche il campo rom La Monachina. Si tratta di un ulteriore importante obiettivo raggiunto nel percorso di superamento e chiusura campi rom presenti a Roma: mettiamo fine a un sistema che favorisce la ghettizzazione, che fa spendere milioni di euro ogni anno e che crea disagi per i cittadini". Così la prima cittadina in un post pubblicato su Facebook.
Protesta il comitato solidale di Monteverde
Protesta il comitato solidale di Monteverde, che sosteneva le famiglie rom, alcune delle quali, dicono, perfettamente integrate nella vita del quartiere. Secondo i volontari si tratta di un'operazione che ha fini esclusivamente elettorali e "viene presentata come un disegno ambizioso, teso a superare le strutture degradate e ghettizzanti dei campi e a offrire ai loro abitanti l'accesso a una vera casa e una prospettiva di integrazione sociale. Ma la realtà è ben diversa". Tra l'altro secondo il comitato il piano alloggiativo riguarda soltanto chi ha un documento di identità valido, "mentre non prevede alcuna alternativa abitativa per coloro che, pur senza avere alcuna colpa, ne sono privi; inoltre non garantisce in alcun modo il reinsediamento all'interno dei medesimi quartieri in cui si trovano i campi, e dove i residenti sono ormai radicati sia sul piano delle relazioni umane che sul piano del lavoro, e scolarizzati; infine limita la durata del sussidio per l'affitto a soli 18 mesi". Circa metà delle famiglie, spiegano ancora i volontari, sono stati costretti ad abbandonare il campo dopo aver firmato un accordo con il Comune. Chi si è rifiutato, è stato "quotidianamente ricattate con la minaccia di essere private di qualsiasi sistemazione, anche temporanea, qualora non avessero firmato il ‘Patto' con il Comune o non si piegassero alle soluzioni imposte".
