Rocca contro Marchionne: “Ha minacciato una consigliera all’omaggio per Verbano”. La replica: “Invenzione surreale”

Sono passate poche ore dall'anniversario della morte di Valerio Verbano, militante comunista ucciso da un commando armato nella sua abitazione di via Monte Bianco a Roma il 22 febbraio 1980. Come ogni anno, il quartiere del Tufello, e non solo, si è ritrovato per rendere omaggio alla sua memoria con un corteo e con un momento istituzionale, che quest'anno ha generato accuse e polemiche da parte della destra.
Il deputato di Fratelli d'Italia Fabio Rampelli e il presidente del Lazio, Francesco Rocca, – non presenti all'evento – hanno accusato il presidente del Municipio III, Paolo Marchionne, e il suo assessore alla Casa, Luca Blasi, di aver "minacciosamente cercato di impedire" alla consigliera Marika Rotondi, delegata di Rocca, di deporre una corona di fiori in memoria di Verbano. Accuse gravi che Marchionne, parlando con Fanpage.it definisce "talmente caricaturali da insomma da far diventare ridicoli chi le promuove".

Presidente, Rocca sostiene che sia stato “minacciosamente cercato di impedire” alla delegata della Regione Marika Rotondi di deporre la corona per Valerio Verbano. Come sono andate le cose?
È successo semplicemente esattamente il contrario. Abbiamo fatto la celebrazione insieme alla consigliera Rotondi, delegata di Rocca. L'ho ringraziata per essere venuta e mi sono limitato ad avvertirla che ci sarebbero state delle contestazioni al suo indirizzo. Era una cosa che aveva già capito da sola. Ho solo condiviso un’informazione, come penso sia normale fare. Assolutamente non ho mai chiesto a nessuno di non partecipare e parlare di minacce è una cosa che non mi appartiene. Non sono uso a minacciare nessuno, tanto più in una situazione del genere.
Si è parlato anche del coinvolgimento dell’assessore Luca Blasi.
Quando sono arrivato io l’assessore Blasi non c’era nemmeno, so che era passato prima. Mi sembra proprio una cosa costruita ad arte. E comunque non è una persona minacciosa. Direi anche dato il contesto. Ho parlato con alcuni amici storici di Valerio Verbano per capire meglio, ma sono cose che normalmente non racconterei nemmeno se non ci fosse stata questa polemica inutile e che mi amareggia.

Che tipo di contestazione c’è stata concretamente?
Quattro o cinque persone si sono frapposte tra la corona di fiori e la lapide di Valerio Verbano e hanno urlato per un paio di volte uno slogan, ‘fuori i fascisti dal quartiere'. Era chiaramente rivolto alla rappresentanza della Regione. È stata una contestazione estremamente contenuta. Nulla di particolarmente acceso. Ricordo ben altre contestazioni in città, molto più colorite. Questa sta nell’alveo dell’attività democratica e della libertà di espressione. Può piacere o no, io non l’avrei fatto, ma non posso vietarlo ad altri.
Lei ne era a conoscenza?
Avevo intuito che potesse esserci una contestazione e l’ho detto alla consigliera Rotondi proprio per correttezza, per condividere l’informazione. Io sono del territorio e lei no, non volevo che sembrasse un agguato. È giusto separare l’attività politica dal ruolo istituzionale. Anche io provo imbarazzo per una contestazione rivolta a lei.
Ho anche parlato con alcuni degli amici storici di Valerio Verbano, presenti in quel momento, per provare a calmare la contestazione. Ho ricordato loro che per Carla, la madre di Valerio che ho conosciuto, il momento della deposizione delle corone di fiori da parte delle istituzioni era un momento importante.
La corona alla fine è stata deposta?
Sì, la corona è stata deposta, però sul lato opposto della strada. Io l’avrei posta accanto alla lapide, anche perché c’erano già altre corone e fiori messi il giorno prima e il giorno stesso da altre persone. Ma evidentemente è stata una scelta del personale presente. Non mi sono soffermato su questo.
La consigliera come ha reagito? Era scossa?
No, assolutamente. L’ho salutata con cordialità, con una stretta di mano. Non mi è sembrata scossa, mi sarei preoccupato se l’avessi vista così. Mi è parsa serena, forse seccata, ma certo non ce l’aveva con me.
Come giudica le parole del presidente Rocca?
Mi sembrano una montatura surreale e strumentale. Passare per uno che va in giro a minacciare gli altri è una cosa che mi secca molto, anche perché la minaccia è un reato e io non commetto reati. Mi riservo di chiarire la vicenda nelle sedi opportune. Nel mio ruolo istituzionale ho sempre cercato rapporti costruttivi anche con chi ha visioni politiche opposte alle mie. Questa narrazione non corrisponde ai fatti.