Rebibbia, locali commerciali vuoti da decenni: associazioni chiedono di farne aule studio e consultori

Serrande abbassate e blocchi di cemento spoglio, piazzati fra i palazzi di Rebibbia. Uno spazio inutilizzato a cui adesso qualcuno vuole ridare vita. Siamo in via Giovanni Palombini 14, nella periferia est di Roma, e da molto tempo quei locali, nati per ospitare attività commerciali, sono quasi tutti vuoti. Da qui la proposta di una ventina di associazioni, riunite nella Comunità Territoriale Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal de'Pazzi, di riaprirli e destinarli ad attività sociali e di assistenza. "Vorremmo dare loro una funzione sociale: uno sportello di consultorio, perché il quartiere ne è sprovvisto, una casa di quartiere, un’aula studio, spazi di co-working, una casa delle associazioni, sportelli e laboratori", racconta a Fanpage.it Alessandro della Comunità Territoriale.
L'iniziativa per ridare vita ai box vuoti
Una proposta per riattivare questi locali realizzati negli anni Ottanta con l'apertura della fermata della metro Rebibbia. Qui sono stati spostati i negozi che prima occupavano l'area della stazione. Un passaggio che non è durato a lungo. "Quella zona nel tempo ha avuto meno passaggio e, progressivamente, le attività hanno iniziato a chiudere – spiega Alessandro -. Negli anni si sono avvicendati diversi esercizi, ma oggi sono rimaste soltanto due attività: una ferramenta e una parrucchiera. Tutto il resto ha chiuso".

Un posto che si è andato a svuotare e che non si è mai ripreso anche per alcuni impedimenti burocratici. Fino al 2020, infatti, tutti quei box costruiti dal Comune non risultavano nel catasto. Per quarant'anni attività commerciali si sono susseguite senza che i locali fossero regolarmente accatastati.
"Il nostro obiettivo, almeno in questa fase, non è riaprire locali commerciali, ma restituire questi spazi al quartiere con una funzione sociale – aggiunge Alessandro – . Vorremmo integrarci con le due attività che hanno resistito in tutti questi anni, un ferramenta e un parrucchiere, e pensiamo che una volta riattivati potrebbero anche innescare nuove dinamiche nel territorio. Sono spazi chiusi da decenni, in una posizione centrale, quindi oggi rappresentano un elemento negativo per il quartiere".
Un percorso per il quartiere e una sanità di prossimità
La rete riunita nella Comunità Territoriale ha già presentato una richiesta al Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale, proprietaria dei locali. In parallelo sta portando avanti una campagna per la sanità di prossimità che ha già contribuito all'inaugurazione della Casa della Comunità "Villa Tiburtina", presidio che ospiterà ambulatori specialistici, un centro prelievi e altri servizi, chiusa molti anni fa. L'obiettivo è l'istituzione di un Microdistretto territoriale, in collaborazione con l'Asl Roma 2, Municipio IV, Campidoglio e Regione Lazio, che serva a garantire servizi sanitari a misura di quartiere.
"A Roma ci sono molti spazi pubblici, del Comune, della Regione, dell’Ater, che restano chiusi per anni. In diversi quartieri, tra cui Ponte Mammolo, Villa Gordiani, il Prenestino e altri, si sta provando a costruire percorsi di recupero, sia attraverso cooperative sociali sia attraverso progetti come il nostro. Il punto centrale è che questi spazi devono essere riaperti – conclude Alessandro -. Noi possiamo fare la nostra parte, ma serve che anche l’amministrazione si assuma le proprie responsabilità. Altrimenti resteranno così".