Quarticciolo dopo i blitz dei paracadutisti: “Così non cambia nulla, servono case, servizi e lavoro”

Nelle ultime settimane i carabinieri paracadutisti del 1° reggimento Tuscania sono stati impegnati in operazioni di "repressione a illegalità e degrado" in vari quartieri di Roma, da Tor Bella Monaca alla stazione Termini. Per due volte in meno di sette giorni, però, sono intervenuti al Quarticciolo, borgata nel quadrante est della Capitale da tempo al centro delle cronache.
"L’intervento dei militari e delle forze dell’ordine noi lo vediamo da più di un anno", commenta Fabrizio, attivista e istruttore della Palestra Popolare Quarticciolo oltre che residente, a Fanpage.it. "Sempre più spesso ci sono operazioni ad alto impatto: bloccano il quartiere, chiudono le vie, e adesso addirittura arrivano con i reparti speciali dei militari. Poi, però, le operazioni finiscono e tutto torna come prima".

"I militari non sono l'unica soluzione per il quartiere"
Con il decreto Caivano Bis, votato a fine 2024, la borgata è stata inserita dal governo fra le otto periferie italiane considerate pericolose dove applicare gli strumenti già adoperati nella città in provincia di Napoli: commissariamento dell’amministrazione, più presenza delle forze dell’ordine, finanziamenti per progetti sociali e impianti sportivi, sgomberi di occupazioni abusive.
"Da un anno, da quando c’è il decreto Caivano, quello che si è visto al Quarticciolo è solo questo intervento costante dei militari", continua Fabrizio. "Appena loro vanno via, le strade tornano a essere impraticabili per chi vuole semplicemente camminare nel quartiere. Gli abitanti lo sanno bene: questa non è l’unica soluzione ai problemi del territorio".
Le associazioni riunite nel Polo Civico di Quarticciolo chiedono anche altre misure. "L’intervento dello Stato serve, certo, ma si parla sempre e solo di sicurezza in un unico modo: la militarizzazione dei quartieri", aggiunge l'attivista. "Non si parla di quanto le persone non siano al sicuro dentro casa loro, quando vivono con una lettera di sfratto sulla testa, quando non possono regolarizzare la propria situazione, quando la graduatoria non scorre, quando la sanatoria non va avanti".

"Servono investimenti concreti"
Fra i lotti di case popolari l'insicurezza è una condizione esistenziale ma anche fisica. "La settimana scorsa, in un lotto del quartiere, è crollato un solaio in testa alle famiglie", commenta a Fanpage.it Fabrizio. "Io non ho la presunzione di parlare a nome di tutto il quartiere. Sicuramente a qualcuno questi interventi tranquillizzano, ad altri invece spaventano. Se a queste operazioni non si affiancano davvero le cose promesse, se i milioni di euro stanziati da Regione, Governo e Comune non si trasformano in opere concrete, il quartiere resterà solo un set cinematografico per queste operazioni".
Per rivitalizzare il quartiere e contrastare lo sviluppo della criminalità, il Campidoglio ha approvato da poco un investimento da 45 milioni di euro: 24,5 dal bilancio di Roma Capitale e 20,5 provenienti dal Piano straordinario periferie varato dal governo.
Tanti soldi che andranno spesi al meglio. "Il problema è che non sono state coinvolte le realtà sociali che operano ogni giorno qui: le associazioni, la parrocchia, chi conosce davvero la situazione del quartiere", aggiunge Fabrizio. "Il primo a rendersi conto che il modello Caivano non poteva essere riproposto in blocco è stato lo stesso commissario straordinario Fabio Ciciliano. Con lui ci siamo seduti a un tavolo e insieme abbiamo stabilito quali opere fossero necessarie", aggiunge.
"Ecco di cosa ha bisogno il Quarticciolo"
Sono tanti i servizi essenziali su cui bisognerebbe intervenire con urgenza ma anche coscienza: dalla ristrutturazione degli alloggi, alla manutenzione degli alloggi, passando dalla realizzazione degli ascensori, "perché al Quarticciolo ci sono tante persone anziane che vivono in una condizione di vera e propria carcerazione domestica", racconta Fabrizio.
Ci sono poi tanti progetti promessi nel corso degli anni e ancora non avviati, come la piscina comunale Azzurra 7, abbandonata da oltre dieci anni, o l’asilo nido di via Locorotondo, "che doveva essere pronto nel 2002 e per il quale non è mai stato neanche aperto il cantiere", sottolinea l'attivista e abitante del quartiere. "E poi il rifacimento delle strade, perché al Quarticciolo basta una pioggia un po’ più forte e si allaga tutto".
Insomma, le grandi operazioni contro lo spaccio possono aiutare, ma ai residenti di un quartiere che vive un periodo di difficoltà serve anche altro. "Non si parla mai di sicurezza nella sua complessità. Se chiedi agli abitanti cosa serve davvero, la risposta è semplice", conclude Fabrizio: "Riaprire le attività commerciali, rialzare le serrande dei negozi, migliorare l’illuminazione dei lotti e delle strade, perché un quartiere buio è un quartiere dove cresce il disagio e dove le persone non camminano".