"Antonio Ciontoli non poteva escludere l'ipotesi della morte di Marco Vannini". Sono le parole dell'avvocato Franco Coppi, difensore di parte civile dei genitori Marina e Valerio, nel suo intervento conclusivo fatto nel processo d'appello bis per la morte del ventenne di Cerveteri. "Se Marco fosse morto in bagno, l'omicidio sarebbe stato qualificato come colposo senza alcun dubbio. E invece i successivi comportamenti di Antonio Ciontoli fanno rientrare il tutto nell'omicidio volontario con il dolo eventuale, che sussiste non solo quando si accetta il rischio dell'evento morte, ma anche quando colui che è ritenuto responsabile del fatto agisce senza avere la certezza che l'evento stesso non si verificherà". Marco Vannini è morto a vent'anni, ucciso da un colpo di pistola a maggio del 2015 nella villetta della famiglia della fidanzata in via Alcide De Gasperi a Ladispoli, sul litorale Nord della provincia di Roma. Per i giudici della Cassazione  che hanno ordinato un processo bis la morte di Vannini fu conseguenza certamente del colpo di pistola sparato colposamente da Ciontoli, ma anche della "mancanza di soccorsi che, certamente, se tempestivamente attivati, avrebbero scongiurato l'effetto infausto".

Chiesta condanna a 14 anni per Antonio Ciontoli

Oggi si è svolta l'udienza del processo di appello bis per l'omicidio di Marco Vannini che vede come imputati Antonio Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico Ciontoli. Il sostituto procuratore della corte d'appello di Roma, Vincenzo Saveriano, ha chiesto una condanna a 14 anni di reclusione per Antonio Ciontoli, imputato con l'accusa di omicidio volontario. Per il magistrato la moglie Maria Pezzillo, i due figli Martina e Federico, sono responsabili di concorso anomalo (ai sensi dell'articolo 116 del codice penale) in omicidio volontario con dolo eventuale e la richiesta è di 9 anni e 4 mesi di reclusione.