Poliziotti e spacciatori, dai pusher 100mila euro: “Hanno assaporato i soldi facili, se rinasco faccio la guardia”

Poliziotti e spacciatori legati da interessi, favori e legami di potere sul territorio. Cessione di droga e soffiate per sfuggire ai blitz dei colleghi in cambio di denaro. "Hanno assaporato i soldi facili, se rinasco faccio la guardia" è una delle frasi intercettate riportate nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere che Fanpage.it ha letto, firmata dalla giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Roma Alessandra Boffi.
Tra gli arrestati facenti parte un giro di spaccio ci sono i tre agenti della Polizia di Stato del Commissariato Salario-Parioli Danilo Barbieri, Dario Scascitelli e Matteo Vita e Guerino Primavera a capo di un gruppo criminale della zona. Dalle intercettazioni emerge come Primavera fosse consapevole del ruolo dei poliziotti, definiti una "batteria" capace di garantire loro profitti sistematici, tali da assicurargli una futura "pensione". Mostrano stabilità dei rapporti tra gli indagati e la condivisione dei programmi criminosi. I poliziotti si muovevano anche in orario di straordinario e con mezzi di servizio.
Le intercettazioni
In una parte delle intercettazioni Primavera, parlando con sua moglie di Barbieri, racconta come i poliziotti sottraggono droga o denaro ai corrieri:"… solo così fai i soldi .. sennò non li pigli, capito come? Meno male che c'è Danilo… c'è quello che lo conosco…quello gli dà un calcio in culo…dico…in mezzo alla strada…cerca… mettiti a correre guarda… sbrigati che ti sparo pure su una gamba…t'arresto…mi ti porto via tutto il furgoncino".
Subito dopo, il provvedimento riporta: "Poi ribadisce che i poliziotti infedeli suoi sodali si sono arricchiti sottraendo droga dai quantitativi sequestrati; ognuno di essi con quelle condotte criminose aveva ricavato circa 100.000,00 euro e, siccome guadagnavano dal loro lavoro di poliziotti circa 1.600,00 euro al mese, avendo assaporato i soldi ‘facili' da quell'attività parallela ne volevano sempre di più".
I ruoli e gli accordi
Nella vicenda che vede l'arresto di sette persone dalla Dia con il supporto della Questura di Roma e dei competenti reparti dell'Arma dei carabinieri e della guardia di finanza c'è un'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di cui farebbero parte anche tre poliziotti. Guerino Primavera ricopre un ruolo centrale: crea i contatti con i fornitori, fornisce informazioni a Danilo Barbieri e organizza le fasi operative.
Sottrazione di 10 chili di cocaina durante un arresto
Un episodio del 27 luglio 2024 riportato negli atti coinvolge Barbieri e Scascitelli, Primavera ne viene informato. Durante un arresto del Commissariato Salario-Parioli e della Squadra Mobile, i due agenti sono entrati per primi nella cantina dove si trovava la droga. Secondo quanto emerso dalle conversazioni intercettate, hanno preso 10 chili di cocaina, nascondendoli in un sacco dell’immondizia. Il verbale di sequestro infatti riporta circa 13,860 chili sequestrati, mentre ulteriori 10 chili risultano mancanti.
Monitoraggio con gps e blocco di un furgone
Nei giorni precedenti al 7 ottobre 2024 è stata organizzata la sottrazione della droga trasportata da un furgone Mercedes Citan proveniente da Fondi. Il 3 ottobre i corrieri hanno bonificato il mezzo per scongiurare e la presenza di microspie o gps. Ma il gps c'era, già installato dai poliziotti. Il 7 ottobre i tre agenti indagati si sono disposti nei pressi di via Pontina e del Grande Raccordo Anulare di Roma per monitorare il furgone. Scascitelli è stato mandato a Fondi per attendere il rientro del mezzo, mentre Barbieri e Vita lo hanno seguito sulla strada del ritorno. Il furgone è stato poi localizzato tramite gps e bloccato poco prima dell’uscita 28.
Il luogo della consegna era via Veientana Vetere. Primavera ha finto di essere preoccupato per il ritardo del furgone e per il possibile intervento delle forze dell’ordine, fingendo poi che la consegna fosse saltata. Per tutte queste ricostruzioni presenti nell'ordinanza del gip è scatatta nei confronti dei sette indagati la misura di custodia cautelare in carcere.