"Le lesioni riscontrate sul corpo del giovane Willy Monteiro sono state determinate da colpi sferrati con inaudita violenza da persone esperte e allenate, nonché consapevoli della nocività e letalità degli stessi". Per le indagini sull'omicidio del 21enne di Paliano, la Procura si è servita anche del parere di un esperto di arti marziali: una persona che conosce molto bene le tecniche di combattimento e gli effetti che certi tipi di colpi hanno sul corpo umano. E per il cambio d'imputazione da omicidio preteritenzionale a volontario, si tratta di una relazione decisiva. Per l'accusa, Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli sapevano perfettamente che quelle mosse avrebbero causato la morte di Willy Monteiro Duarte. Sono lottatori professionisti – due esperti di MMA, l'altro di karate – quindi abituati al confronto fisico con altre persone. Hanno coscienza del loro corpo e degli effetti causati da colpi a torace e gola. Soprattutto su una persona come Willy, minuta, esile e assolutamente impreparata a combattere.

Omicidio Willy, i colpi "dati per uccidere"

"Premesso che le tecniche di combattimento delle arti marziali prevedono l'individuazione di punti vitali del corpo (petto, collo, genitali, regione temporale) che se colpiti possono produrre conseguenze letali, e che coloro che praticano tali arti, ancor più se a livello agonistico, sono ben consapevoli della potenzialità offensiva, finanche mortale, di alcuni colpi, e per tale motivo esistono regole da rispettare, più rigorose nel karate (ove vige e viene insegnato il principio di autocontrollo o controllo dei colpi) e meno rigorose nelle arti marziali miste MMA, il consulente conclude che le lesioni riscontrate sul corpo del giovane Willy Monteiro sono state determinate da colpi sferrati con inaudita violenza da persone esperte e allenate, nonché consapevoli della nocività e letalità degli stessi". Sull'ordinanza si legge anche che la lesione alla gola può essere stata causata dallo Shotouchi, idoneo a uccidere così come i colpi sferrati all'altezza del torace. Il fatto che sul corpo di Willy non siano state riscontrate lesioni osseo o cutanee, "dimostra che chi ha colpito sapeva dove, come e con quale intensità colpire".

Le intercettazioni in carcere

La posizione degli indagati si è aggravata anche per le intercettazioni effettuate in carcere dai carabinieri. Mario Pincarelli e Marco Bianchi hanno ammesso nei colloqui con il padre e il fratello di aver colpito Willy. "Solo ci so, ci so tirato", ha detto Pincarelli in dialetto al padre . "Solo lo so un po' rovinato, gli so tirato quanto steva per terra da chiglio". Il padre, capendo che il figlio sta dicendo qualcosa di compromettente, lo zittisce subito. "Zitto n'atra vota". Marco Bianchi ammette di aver spinto Willy, ma sostiene che a dare il colpo decisivo sia stato Francesco Belleggia, l'unico a trovarsi agli arresti domiciliari. "L’ha spezzata chiglio figlio de puttana de Belleggia la vena n’canna (in gola, ndr)". E sostiene poi che insieme a Pincarelli, Belleggia ha preso a pugni Willy, dandogli il colpo che avrebbe reciso la carotide.