Di fronte al tribunale di Roma, ad attendere la lettura della sentenza d'appello bis sul caso di Marco Vannini, c'era anche il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci. Il primo cittadino del paese dove vive la famiglia di Marco ha dichiarato: "Lo abbiamo detto fin dal primo giorno, nessuna sentenza ci avrebbe restituito Marco. Ma questa sentenza sembra restituire a tutti e soprattutto alla famiglia quella Giustizia tanto cercata. Un abbraccio a Marina e Valerio e un grazie a tutti coloro che gli sono stati vicini e i miei complimenti agli Avvocati che hanno seguito la Parte Civile".

Mamma Marina: "Ora vado da Marco al cimitero per dargli un bacio"

Soddisfatti della sentenza i genitori di Marco, che volevano fosse riconosciuta, come è stato, la volontarietà del gesto compiuto dai Ciontoli. "A noi non interessavano gli anni di carcere della condanna. A noi interessava che venisse riconosciuta la volontarietà. La morte l'hanno causata loro. Hanno provato a fare tutto tranne che soccorrere Marco", ha dichiarato Valerio Vannini.

"La prima cosa che faccio è andare da Marco. Sono sicura che il custode, anche se chiuso, riapre il cimitero per dargli un bacio e dirgli che finalmente la giustizia ha fatto il suo corso e domani gli porterò quel mazzo di fiori che da 5 anni speravo di portargli", ha detto mamma Marina all'uscita del tribunale.

La sentenza d'appello bis

La corte d'Assise d'appello di Roma ha condannato Antonio Ciontoli a 14 anni di reclusione per omicidio volontario, la stessa pena decisa dai giudici di primo grado. Nel primo processo d'appello Ciontoli è stato condannato a 5 anni per omicidio colposo. Una sentenza, questa, che è stata contestata dalla Corte di Cassazione, i cui giudici hanno disposto il processo d'appello bis che si è concluso oggi con la pronuncia della corte.

I familiari di Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo, il figlio Federico, e la figlia Martina, ex fidanzata di Vannini, sono stati condannati a 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo in omicidio volontario. Per loro gli inquirenti avevano chiesto una condanna uguale a quella inflitta al padre.