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Morte del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma

Omicidio Cerciello, i giudici: “Natale ha coperto le loro tracce, si sentiva parte del delitto”

Secondo le motivazioni della sentenza di secondo grado sull’omicidio di Mario Cerciello Rega, Natale si sentiva pienamente parte del delitto, tanto da provare a coprire le loro tracce.
A cura di Natascia Grbic
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Mario Cerciello Rega, Elder e Natale
Mario Cerciello Rega, Elder e Natale
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L'omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega ha un solo esecutore materiale ma è stato pianificato da entrambi i ragazzi: queste le motivazioni della Corte d'Appello di Roma sulle condanne inflitte a Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, i due ragazzi americani accusati del delitto. Il primo, che ha dato materialmente le coltellate, è stato condannato a ventiquattro anni di carcere. Il secondo, che lo ha aiutato a nascondere il coltello e ha cercato di pianificare la loro fuga dall'Italia, è stato condannato invece a ventidue anni di reclusione.

"Era lo stesso Natale a considerare Cerciello Rega una vittima non già del solo Elder bensì del complessivo disegno criminoso posto in essere assieme dai due, per cui al contrario si riteneva pienamente responsabile a tal punto da scappare immediatamente e gestire in prima persona le attività volte a far perdere le loro tracce", si legge nel documento. Natale ha pulito il coltello usato per uccidere Cerciello, ha preparato i bagagli e gestito la fase successiva al delitto. Ma anche quella precedente: lo dimostrerebbe il fatto che entrambi hanno indossato una felpa nonostante il caldo di luglio, in modo da nascondere meglio il coltello. Natale ha sempre detto di non sapere che l'amico lo aveva portato con sé: una versione a cui i giudici non hanno creduto. Natale avrebbe considerato quanto accaduto una responsabilità di entrambi, non solo di Elder, tanto che non ha nemmeno soccorso Cerciello quando è rimasto a terra ferito.

Il fatto che Cerciello e Varriale fossero in abiti civili e senza pistola, non è una scusante per il comportamento dei due ragazzi. Secondo i giudici, avevano capito di trovarsi davanti a due appartenenti alle forze dell'ordine, non recependo quindi la tesi della difesa secondo cui pensavano di avere a che fare con due malintenzionati. La tesi poggia sul fatto che Natale, già durante la prima compravendita di cocaina a Trastevere, era scappato quando è stato avvicinato da carabinieri in borghese, e aveva già familiarità con appartenenti alle forze dell'ordine in abiti civili. Parlando molto bene l'italiano, inoltre, per i giudici ha sicuramente capito quando Cerciello e Varriale hanno urlato ‘carabinieri' prima di avvicinarli.

I carabinieri quindi, secondo i giudici della corte di appello, si sono identificati. Ma non hanno ponderato bene il pericolo, sottovalutando la situazione e credendo fosse un intervento di poco conto. "La sentenza di primo grado e quella di appello danno ragione a Mario Cerciello – dichiara Massimo Ferrandino, legale di Maria Rosa Esilio, vedova del carabiniere – Anche in questa motivazione per i giudici i due carabinieri si erano identificati. Nulla giustifica l'efferata azione di Elder, e oggi Natale viene addirittura qualificato come aizzatore. Altro che bugie di Varriale. I due americani sono stati lucidi e decisi".

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