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“Non diventerai vecchia, ti uccido prima io”, la principessa Doria Pamphilj minacciata dal compagno

Per due anni la donna sarebbe stata vittima di violenze e minacce anche davanti ai quattro figli. Disposti il divieto di avvicinamento e l’allontanamento da casa.
A cura di Francesco Esposito
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L’ingresso di Palazzo Doria Pamphilj su via del Corso (da Google Maps)
L’ingresso di Palazzo Doria Pamphilj su via del Corso (da Google Maps)

Un incubo andato avanti per almeno due anni, fatto di pressioni continue, richieste di denaro e minacce sempre più esplicite. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta della Procura di Roma su Michele Giovanni Scuderi, 31 anni, accusato di maltrattamenti in famiglia ai danni della compagna, Anna Floridi Doria Pamphilj, figlia di Gesine e nipote di Orietta, ultima principessa di Melfi.

Le violenze davanti ai quattro figli

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo avrebbe alternato pretese economiche a frasi intimidatorie, arrivando a minacciarla di morte. "Non morirai di vecchiaia perché ti ucciderò prima io", una delle frasi rivolte da Scuderi alla compagna. In almeno un episodio, nel maggio del 2025, la violenza sarebbe diventata fisica: avrebbe afferrato la donna per il collo, facendola cadere sul divano. Dinamiche che, sempre stando agli atti, si sarebbero consumate anche davanti ai quattro figli della coppia.

A seguito delle indagini, la Procura ha ottenuto un divieto di avvicinamento nei confronti dell’uomo. La giudice per le indagini preliminari Rosamaria De Lellis ha disposto che Scuderi lasci l’abitazione di via del Corso, dove la famiglia ha vissuto fino ad ora. Nel provvedimento si parla di un atteggiamento "manipolatorio ed oppressivo" e di una personalità definita "allarmante", capace di esercitare un controllo costante sulla compagna.

Le minacce a lei e alla famiglia per avere denaro

Nei verbali raccolti tra il 28 dicembre 2025 e il 20 gennaio scorso, la principessa descrive un clima di paura crescente. Racconta di discussioni che degeneravano regolarmente in umiliazioni e ricatti, di minacce rivolte non solo a lei ma anche ai suoi familiari più stretti. La donna riferisce di non essersi mai rivolta a un pronto soccorso dopo le aggressioni, proprio per il timore di possibili ritorsioni.

Secondo l’accusa, le vessazioni non si sarebbero limitate a insulti e intimidazioni. Il procuratore aggiunto Maurizio Arcuri indica anche episodi in cui la donna sarebbe stata chiusa a chiave in alcune stanze della casa come forma di punizione, per aver rifiutato richieste di denaro o altre pretese dell’uomo.

A rafforzare il racconto della vittima ci sono fotografie che documentano danni a pareti, porte e telefoni, oltre alle testimonianze della madre e della sorella della principessa. Elementi che, per la gip, restituiscono "la drammaticità della vicenda" e hanno contribuito in modo decisivo all’adozione delle misure cautelari.

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