Morta a 22 anni durante l’intervento al naso: due medici a processo per l’omicidio di Margaret Spada
Sono stati rinviati a giudizio Marco e Marco Antonio Procopio, i due medici accusati dell'omicidio colposo di Margaret Spada, la ragazza di 22 anni morta nel novembre 2024 durante un intervento al naso nel loro studio. Il giudice per l'udienza preliminare ha ammesso come parti civili i genitori della ragazza e il fidanzato, che si trovava con lei il giorno dell'operazione. L'udienza si terrà il 9 marzo.
Margaret Spada è morta il 7 novembre del 2024 dopo un intervento di rinoplastica in un ambulatorio dell'Eur gestito da Marco e Marco Antonio Procopio, padre e figlio, chirurghi estetici. La 22enne doveva praticare un intervento di rimodellamento della punta del naso, e le era stata appena effettuata l'anestesia quando ha cominciato a sentirsi male. Una situazione drammatica, con i medici che hanno portato fuori il fidanzato della giovane e cominciato le manovre di rianimazione, purtroppo non andate a buon fine. Spada, originaria di Lentini, è deceduta nello studio dei Procopio, morendo a 22 anni.
Sono diverse, secondo la procura di Roma, le inadempienze dei medici compiute prima e dopo l'intervento. Secondo chi indaga, Margaret Spada non sarebbe stata messa compiutamente al corrente dei rischi derivanti dall'intervento e delle modalità di comportamento da adottare. Ad esempio, la giovane prima di entrare nello studio per l'intervento ha mangiato un panino, cosa che è assolutamente vietata prima di un'anestesia. I medici hanno dichiarato di aver correttamente informato la ragazza ma la madre della giovane ha dichiarato a Fanpage.it che le avevano addirittura detto di mangiare prima dell'operazione. Non solo: chi indaga ritiene che i chirurghi non abbiano chiamato in tempo i soccorsi. Sono passati infatti sedici minuti da quando Spada si è sentita male a quando i Procopio hanno chiamato il 118.
Secondo l'accusa, i chirurghi non hanno chiamato i soccorsi per vedere se riuscivano a cavarsela da soli, e per paura che si scoprisse che operavano in uno studio privo dell'autorizzazione da parte della Regione Lazio per gli interventi chirurgici. Hanno quindi provato a rianimare la 22enne aspirando il vomito, e facendole il massaggio cardiaco. Non hanno usato il defibrillatore: nonostante fosse presente nello studio, aveva le batterie scariche.