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Delitto di via Poma: le news sull'omicidio di Simonetta Cesaroni
2 Agosto 2022
8:32

L’omicidio di Simonetta Cesaroni: le nuove indagini puntano contro due uomini dello Stato

La nuova inchiesta della Procura e le indagini della Commissione parlamentare sull’omicidio di Simonetta Cesaroni e sui successivi depistaggi, puntano su due uomini dello Stato che, all’epoca dei fatti, conoscevano molto bene la palazzina di via Poma 2.
A cura di Emilio Orlando
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L’ufficio in cui è stato trovato il cadavere di Simonetta Cesaroni
L’ufficio in cui è stato trovato il cadavere di Simonetta Cesaroni
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Delitto di via Poma: le news sull'omicidio di Simonetta Cesaroni

Due alti uomini dello Stato sono sotto la lente degli inquirenti per l'omicidio di Simonetta Cesaroni, la segretaria ventenne uccisa negli uffici degli Ostelli della Gioventù il 7 agosto 1990 in via Poma. Sull'identità dei due uomini c'è il massimo riserbo, ma si tratta di persone che, all'epoca del delitto non sono mai state sfiorate dalle indagini, anche se avevano molto a che fare con la palazzina di via Poma 2. Questa ipotesi, rafforza la convinzione iniziale degli investigatori, che l'assassino è una persona "stanziale" e che costui conoscesse a menadito tutte le vie di fuga sia nei sotterranei che nei lavatoi.

La posizione dei due sospettati sta venendo scandagliata, assieme alle ipotesi che qualcuno abbia quantomeno manovrato per il depistaggio messo in atto a seguito dell'omicidio di Simonetta. A loro non è stato mai neppure preso il Dna. Ma proprio da quella traccia ematica repertata sulla maniglia della porta, dalla cui analisi risulta che si tratta di sangue frammisto della vittima e di un uomo con un gruppo sanguigno A positivo. Questa pista non è stata mai percorsa per 32 anni ed oggi le indagini ripartono proprio da quel punto.

Non è stato ancora recapitato alcun avviso di garanzia, ma la Commissione Parlamentare Antimafia, che ha ascoltato Paola Cesaroni, il suo avvocato Federica Mondani e il giornalista esperto del caso Igor Patruno, ha aperto un' inchiesta proprio partendo dai depistaggi. In un'audizione a Palazzo San Macuto, i tre hanno ricostruito circostanze e fatto nomi di rilievo, sui quali indaga la Direzione Investigativa Antimafia. Potrebbe dunque arrivare presto una svolta dall'inchiesta. Sul caso è aperto inoltre un fascicolo alla Procura di Roma, che sta ascoltando persone dopo l'ammissione di una teste dell'epoca, che aveva fornito un alibi a uno dei personaggi coinvolti inizialmente nell'inchiesta. La donna, pochi mesi fa, ha confessato all'allora capo delle indagini, Antonio Del Greco, che l'alibi da lei fornito era falso. Cambierebbe così la posizione di un sospettato, perché non c'è più la certezza di dove fosse all'ora del delitto.

Simonetta è stata uccisa in quell'ufficio con 29 coltellate, inflitte con un tagliacarte trovato pulito. Anche l'ufficio venne ripulito e nuovi scenari potrebbero anche spostare in avanti l'orario di morte di Simonetta. La giovane giaceva a terra, nuda e coperta solo con un corpetto, sul quale sono state trovate diverse tracce biologiche, non riconducibili ad alcuno, se non una di Raniero Busco, il fidanzato dell'epoca, che finì a processo anche perché gli fu attribuito un morso sul capezzolo di Simonetta. La sua arcata dentaria, secondo gli investigatori, corrispondeva a quel morso. Processato, venne condannato in primo grado a 24 anni, assolto poi in appello e, in via definitiva dalla Cassazione.

Un altro sul quale inizialmente si concentrarono le indagini fu Salvatore Volponi, datore di lavoro della segretaria, ma aveva un alibi nel lasso di tempo 17.45-18, orario fissato per il decesso. Indagato e poi prosciolto anche Federico Valle, nipote dell'architetto Cesare che viveva nel palazzo. Finì invece in carcere per tre giorni il portiere Pietrino Vanacore, perché una macchia di sangue fu trovata sui suoi pantaloni. Quella traccia ematica, però, non aveva niente a che vedere con Simonetta: era esclusivamente il sangue dell'uomo. Avrebbe dovuto testimoniare nel processo Busco, ma pochi giorni prima di comparire in tribunale il portiere si suicidò, portandosi i suoi segreti nella tomba. Ora il caso potrebbe prendere una direzione diversa puntando lì dove le indagini sarebbero state sviate 32 anni fa.

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