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Liceo Visconti occupato: studenti entrano nella notte a scuola e calano lo striscione

“Visconti occupato”: questo lo striscione calato dalla sede della scuola la scorsa notte, quando gli e le studenti sono entrati nell’edificio.
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A cura di Beatrice Tominic
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Lo hanno occupato nella notte fra domenica 12 e lunedì 13 novembre 2023. Gli e le studenti sono entrati nella sede del proprio liceo. Una volta entrati hanno calato lo striscione: "Visconti occupato". Si tratta della seconda occupazione a Roma, a pochi giorni di distanza da quella del liceo Albertelli, del 9 novembre.

"Lo facciamo per le condizioni in cui versa l'istituto, ma non solo: anche per tutti gli e le studenti che si sono mobilitati in questi anni. Non vogliamo una rottura con i docenti, ma chiedere loro di ascoltarci. Per quanto estrema possa sembrare, la nostra protesta nasce dal desiderio e dalla necessità di intraprendere un percorso condiviso tra studenti, professori e genitori, nell’interesse della scuola pubblica e di chi la vive ogni giorno", questo è quanto si legge in una nota inviata dal Collettivo Visconti Unito.

Le ragioni della protesta: dalla cattiva edilizia alla politica

Dalla mancanza di fondi per la scuola pubblica alla repressione delle manifestazioni, dal ruolo del nostro Paese negli attuali conflitti all'uso dei finanziamenti del PNRR, fino alle condizioni dell'edilizia dei licei. "Il nostro è parte del patrimonio culturale della città  e palazzo di rilevanza storica, ma non è ammissibile che crollino i soffitti. Inoltre manca ancora la rampa di accesso per persone disabili, il cui progetto è stato approvato lo scorso anno".

Dalla Buona Scuola del governo Renzi al cambio nome del ministero, oggi "dell'Istruzione e del Merito", durante quello in corso. "Gli studenti vengono incoraggiati a competere sfrenatamente con i loro compagni, in una brutale selezione darwiniana che premia chi eccelle e lascia indietro chi ha difficoltà – continuano ragazzi e ragazze – Le modalità di valutazione sono incrementate, ma non servono al nostro apprendimento: ci caricano soltanto di ansia e incertezza. Così come non vogliamo i PCTO (ex alternanza scuola-lavoro) e ne chiediamo l'abolizione, anche dopo le morti di Lorenzo, Giuseppe e Giuliano, avvenute poco più di un anno fa.

I motivi interni alla scuola

In questo scenario si inserisce anche la nuova disposizione dei ritardi brevi: "Si tratta delle segnalazioni di ingressi in un orario che va da uno a dieci minuti dopo l’inizio delle lezioni ".

A questo, si aggiunge la gestione definita nella nota "inappropriata" da parte del Comitato elettorale scolastico nei confronti della lista Fa’ ciò che vuoi: "È esplicitamente connessa ad un’organizzazione studentesca di estrema destra nel nostro come in altri istituti della capitale – scrivono – Ed è stata causa di alcuni episodi di violenza che hanno coinvolto i nostri compagni". Fra tutti, il tentativo di aggressione a Trastevere quando in quindici si sono messi alla ricerca di uno degli studenti del Visconti fra i vicoli intorno a piazza Trilussa.

Alcuni studenti contrari all'occupazione

Mentre all'interno della scuola prosegue l'occupazione, una gruppo di studenti ha redatto una nota con cui si dice contrario:

Avendo analizzato il comunicato firmato dal Collettivo Visconti Unito, affermiamo che le motivazioni espresse sono condivisibili e condivise dalla maggioranza degli studenti, tuttavia riteniamo che le modalità e il momento della protesta non siano opportune.

L’occupazione è l’ultimo atto di protesta, l’ultima spiaggia, a seguito di una ricerca concreta di un dialogo con le istituzioni che ci rappresentano. Dialogo che però, non è stato cercato: questo atto è stato svolto prima ancora del tavolo di lavoro proposto durante il consiglio d’istituto, fissato per oggi stesso, lunedì 13 Novembre, uno spazio dove avremmo potuto tutti presentare i nostri dubbi riguardo le problematiche interne alla scuola, ovvero gli stessi argomenti presentati dal collettivo come motivazioni dell’occupazione. Con gli ultimi eventi accaduti si rischia invece di rallentare il dialogo, se non addirittura di eliminarlo.

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