Lazio, ospedali al collasso: “45 ambulanze ferme nei parcheggi con i malati in barella, non c’erano letti”

"Quella di ieri 5 gennaio 2026 è stata una giornata drammatica per i pronto soccorso del Lazio: al rischio il diritto alla salute di tutte le cittadini e i cittadini", questa la denuncia dei Segretari Generali della Fp Cgil e della Uil-Fpl di Roma e Lazio, Paolo Terrasi e Claudio Benedetti. Secondo quanto riportato dai sindacati della funzione pubblica, infatti, "nei principali ospedali della Capitale si sono registrati livelli di congestione senza nessun precedente".
La situazione sarebbe particolarmente grave nei pronto soccorso – "saturi e depotenziati dalla mancanza di personale" – dove i pazienti sono costretti ad attese lunghe molte ore. Inoltre, quarantacinque ambulanze sarebbero rimaste ferme nei parcheggi con malati sulle barelle per la mancanza di posti letto. Disagio che avrebbe rallentato operazioni di soccorso e assistenza sanitaria in tutta la città.
"Negato il diritto alla salute"
"La giornata di ieri testimonia lo stato di salute del servizio sanitario nella nostra regione.", continua la nota stampa di Fp Cgil e Uil-Fpl. "Un sistema strutturalmente fragile, a causa di tagli e di politiche di ristringimento del perimetro pubblico, che minano i diritti fondamentali di tutte le cittadine e i cittadini. Il diritto alla salute di tutti e tutte nei fatti ieri è stato negato".
Le criticità emerse ieri non sarebbero, inoltre, le conseguenze di un'emergenza temporanea o dell'influenza stagionale, continuano i sindacati, ma "l’effetto di anni di tagli, riduzioni e mancanza di investimenti".
Persi 4mila posti letto in nove anni
Secondo i dati del Nuovo Sistema di Informazione Sanitario, infatti, dal 2013 al 2022, nel Lazio sono stati eliminati più di quattromila posti letto, per una riduzione del 20% in nove anni. "L’equivalente di nove ospedali come il Sandro Pertini di Roma", commentano da Fp Cgil e Uil-Flp, che aggiungono: "Mentre il dramma è in corso, la Regione ha dichiarato l’attivazione di nuovi posti letto, ma non è dato sapere dove, con quali risorse e soprattutto con quale personale. Semplice e becera propaganda sulla pelle di chi soffre e di chi lavora quotidianamente, con orari massacranti e con un carico disumano".
"Case e ospedali di Comunità sono vuoti"
"I picchi influenzali, così come la riduzione delle dimissioni ospedaliere nei periodi festivi, non sono più scuse accettabili", rilanciano con forza i segretari generali Paolo Terrasi e Claudio Benedetti. "In questo scenario sempre più precario, assistiamo a inaugurazioni in pompa magna di Case e Ospedali di Comunità. Strutture, che allo stato attuale di definanziamento e mancanza di personale, non sono altro che contenitori vuoti, che non pongono fine l’attuale crisi della rete ospedaliera", aggiungono.
Cgil e Uil: "Serve piano straordinario di incremento posti letto"
"Chiediamo con estrema urgenza un cambio di passo fattivo e ci mettiamo a disposizione, come sempre, nell’interesse di chi lavora e in difesa della cittadinanza", conclude la nota congiunta dei due sindacati, che evidenzia problemi ma suggerisce anche soluzioni che servano a pazienti e lavoratori. "Serve un piano straordinario di incremento dei posti letto per riaprire quelli tagliati e reinternalizzare quelli del privato; assunzioni di personale sanitario, tecnico e di supporto per garantire adeguate condizioni di lavoro e un servizio efficiente ed efficace per tutte e tutti. È improrogabile una pianificazione di reparti ad hoc per far fronte ai picchi influenzali, con la duplice funzione di salvaguardare i più fragili e anziani e non congestionare i pronto soccorsi, come è essenziale un monitoraggio rigoroso delle dimissioni ospedaliere e conseguenziali riorganizzazioni che non gravino (ancora di più) su chi lavora".