Lavorano da anni per uno degli istituti italiani più prestigiosi, l’Istituto Centrale per il Restauro, organo del ministero della Cultura. Ma, come purtroppo accade anche negli enti pubblici, molti di loro sono precari, partite Iva, co.co.co., il cui contratto sta per giungere a termine. Con il serio rischio di non essere rinnovato. Questa situazione è vissuta da circa una ventina di lavoratori, precari storici che da anni chiedono – senza successo – di essere stabilizzati. Dopo aver mandato nei giorni scorsi una lettera a Dario Franceschini, oggi hanno manifestato davanti il ministero della Cultura chiedendo di essere ricevuti.

"Sono anni che proviamo a chiedere tavoli di confronto alle istituzioni, ma siamo sempre stati ignorati – dichiara a Fanpage.it Carlotta, docente dell'Istituto – Qui non ci troviamo di fronte solo a un problema di precarietà: parliamo anche di trasmissione delle conoscenze riguardanti la nostra attività, una questione non secondaria dato che la maggior parte dei funzionari è andata o sta andando in pensione". Il problema riguarda anche gli studenti, che in questo modo non avrebbero un punto di riferimento adeguato. "Se i docenti cambiano ogni anno è ovvio che non c'è continuità nell'apprendimento", conclude Carlotta. L’Istituto Centrale per il Restauro è sotto organico da tempo, anche a causa dell'assenza di concorsi pubblici, che impedisce l'assunzione di personale qualificato (oltre che la stabilizzazione di quello già esistente).

I lavoratori, insieme a una delegazione del sindacato Clap, sono stati ricevuti dalla sottosegretaria del ministro Franceschini, Lucia Borgonzoni. "L'incontro è stati molto positivo, la sottosegretaria ha ascoltato con attenzione tutta la questione dicendosi disponibile ad avviare colloqui sia con il ministro Brunetta, coinvolgendo la funzione pubblica, sia col direttore generale degli Istituti collegati al ministero della Cultura, Turetta – spiega Emanuele De Luca delle Clap, specificando che Borgonzoni intende intervenire con due temporalità: una immediata e un'altra con una prospettiva più di lungo termine. "La prima riguarda i contratti già scaduti o che stanno per scadere, la seconda invece riguarda un processo di stabilizzazione vero e proprio. Con Borgonzoni ci incontreremo nuovamente lunedì per aggiornarci sugli avanzamenti". I precari chiedono che il loro lavoro sia valorizzato e non più svalutato. E, soprattutto, che si smetta di ricorrere a forme contrattuali "finalizzate esclusivamente al risparmio economico" che portano a una "seria limitazione dei diritti".