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Lancia una pentola d’acqua bollente alla moglie e la picchia davanti ai figli: condannato marito violento

Condanna a 7 anni e 4 mesi a Viterbo per maltrattamenti e violenza sessuale sulla moglie: insulti, botte, minacce e abusi anche in presenza dei figli minori.
A cura di Francesco Esposito
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Immagine di repertorio
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"Non servi manco a fare la pasta. Fa tutto schifo e ti meriti di essere malata", le avrebbe detto dopo averle lanciato contro una pentola piena di acqua bollente. Ora il collegio del tribunale di Viterbo, presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, ha condannato un uomo a sette anni e quattro mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale nei confronti della moglie. La sentenza, emessa dopo un processo con rito abbreviato condizionato all'ascolto della donna, è andata oltre i sei anni richiesti dalla procura.

Anni di minacce, umiliazioni e botte

"Non servi a un c***o, sei solo una stupida pu***na. Devi fare quello che dico io". Le avrebbe rivolto per anni frasi come questa, denigrandola e umiliandola ripetutamente. Ma, come emerso nel corso del processo, la donna sarebbe stata più volte anche picchiata, minacciata e violentata anche davanti ai figli che oggi anno 3 e 11 anni.

Spesso ubriaco, spaccava muri e porte, la accusava di tradirlo e l'aggrediva con forza. L'uomo, 33 anni, ha in più occasione stretto la moglie, 39, al collo, arrivando quasi a soffocarla. L'ultima volta, come venuto fuori nel dibattimento, nel 2023, mentre la spingeva al muro davanti agli occhi impotenti del figlio maggiore.

L'ha riempita di botte anche quando lei era incinta del loro secondo genito. "Non voglio questo bambino. Non so neanche se è mio, chissà con chi sei andata", le avrebbe detto in quell'occasione mentre le tirava i capelli.

Le minacce di morte

Alle continue violenze, fisiche ma anche sessuali, si sono aggiunte le minacce di morte quando la donna, fra il 2023 e il 2024, gli ha espresso la sua volontà di separarsi. "Se mi lasci ti ammazzo, vuol dire che sc**i con un altro. Non farò il cornuto, ti troverò perché non ho niente da perdere e ti darò tante botte che morirai. Non avrò bisogno che delle mie mani", gli avrebbe detto oltre a minacciarla di non farle più vedere i figli.

Sia l'uomo che la moglie sono originari dell'America centrale. Dopo la denuncia, a settembre il 33enne è stato allontanato dall'abitazione familiare e per lui sono state disposti le misure cautelari del divieto di avvicinamento alla donna e l'obbligo di presenza alla polizia giudiziaria. Lunedì 19 gennaio si è chiuso il processo aperto a  dicembre. Il giudizio immediato è stato stabilito dopo la richiesta del pubblico ministero Flavio Serracchiani.

La soddisfazione della legale della donna

"Grande soddisfazione" da parte dell'avvocata Dominga Martines, che ha rappresentato la donna come parte civile. Martines ci ha tenuto a ringraziare il centro antiviolenza Demetra di Vetralla, che "ha operato tempestivamente sulla signora collaborando in stretta sinergia con servizi sociali e squadra mobile mettendo la signora in protezione congiuntamente ai bambini".

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