Omicidio Luca Sacchi ucciso a Roma
28 Marzo 2022
17:35

La storia dell’omicidio di Luca Sacchi, morto con un colpo di pistola per un affare di droga

Si attende per domani la sentenza per l’omicidio di Luca Sacchi, il 24enne ucciso nell’ottobre del 2019 da un colpo di pistola davanti ad un pub del quartiere Appio Latino.
A cura di Beatrice Tominic
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Omicidio Luca Sacchi ucciso a Roma

È attesa per domani martedì 29 marzo, la sentenza sull'omicidio di Luca Sacchi, il personal trainer di 24 anni ucciso con un colpo di pistola alla testa mentre si trovava insieme alla fidanzata, Anastasiya Kylemnyk davanti ad un bar del quartiere Appio Latino, poco distante dal parco della Caffarella, poco prima della mezzanotte del 24 ottobre 2019.

Nel processo per la morte del giovane, gli imputati sono tre. Nel corso della requisitoria del processo, la pm Giulia Guccione ha richiesto l'ergastolo per Valerio Del Grosso, l'esecutore materiale dell'omicidio e trenta anni per Paolo Pirino e Marcello De Propris: il primo era in compagnia di Del Grosso quando è partito il colpo, mentre il secondo ha fornito ai due la pistola, di proprietà di suo padre Armando. Per Anastasiya, invece, parte lesa nel processo perché vittima insieme al fidanzato deceduto di tentata rapina e aggressione, è stata richiesta una condanna di quattro anni e mezzo per droga. Restano un mistero, infine, i 70mila euro spariti dopo l'omicidio.

Cosa è successo la sera del 23 ottobre

Fin da subito le dichiarazioni e gli elementi raccolti sui fatti accaduti il 23 ottobre sembrano non essere congruenti fra loro. All'indomani della tragica notte, infatti, le prime informazioni hanno descritto la situazione come una rapina finita male.

Nel corso delle indagini, però, le forze dell'ordine sono riuscite a fare luce sulla vicenda. Luca e la sua fidanzata, infatti, si trovavano davanti al John Cabot Pub non per una birra con gli amici in una serata qualsiasi, ma per uno scambio di soldi e droga e chi ha ucciso Luca non sarebbe stato un ladro.

Lo scambio droga-soldi

Quella sera, infatti, Luca e Anastasiya sono arrivati sul posto in compagnia di Giovanni Princi, un ragazzo che Luca aveva conosciuto al suo ultimo anno di liceo: è lui che ha organizzato l'appuntamento. Dopo alcuni incontri di trattativa, quella sera era previsto l'acquisto della droga, circa 15 kg di marijuana da alcuni spacciatori di Casal Monastero, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino: Anastasiya avrebbe avuto con sé, nel suo zainetto rosa, 70mila euro da scambiare con la sostanza stupefacente.

I primi testimoni a raccontare ai carabinieri dello scambio qualche giorno successivo all'omicidio sono stati Simone Piromalli, morto due anni dopo in seguito ad un tragico incidente avvenuto lungo il Grande Raccordo Anulare e Valerio Rispoli. Una volta arrivati sul posto, i due, come dichiarato davanti alla Corte d'Assise dallo stesso Piromalli, avrebbero visto estrarre una mazzetta di soldi dallo zaino rosa che portava Anastasiya, per verificare che ci fossero i 70mila euro, poi si sarebbero allontanati. Anastasiya e Luca sono rimasti soli con Del Grosso e Pirino: quest'ultimo li ha colpiti con una mazza, forse perché avevano cambiato idea ed erano intenzionati a tenersi sia la droga che i 70mila euro (ancora oggi spariti nel nulla). Ciò che i due pusher non si aspettavano, però, era la reazione di Luca Sacchi: è in quel momento che Del Grosso, un pasticcere di 21 anni, ha fatto partire un colpo da una calibro 38, colpendo Sacchi dietro al collo. Il 24enne, rimasto esanime lungo la strada è poi stato trasportato all'ospedale San Giovanni Addolorata ed è morto poco dopo.

 

L'arresto dei tre imputati: Del Grosso, Pirino e De Propris

Dopo pochi giorni dall'omicidio, nei quali gli inquirenti hanno svolto indagini serrate per scoprire l'identità dei due ragazzi fuggiti a bordo di una Smart bianca presa a noleggio e cambiata la mattina successiva lamentando un guasto dopo lo sparo a Luca Sacchi, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino sono stati arrestati. A denunciare Del Grosso, arrestato qualche ora dopo mentre si trovava in un hotel a Tor Cervara, è stata sua mamma, Giovanna Proietti, che aveva capito il ruolo del figlio nella vicenda collegando il caso di cronaca di quei giorni alle voci che giravano nel quartiere.

“Sono distrutta dal dolore. È giusto che mio figlio paghi e si assuma le sue responsabilità, ma so che non voleva uccidere", ha dichiarato la donna dopo aver denunciato suo figlio. È ai poliziotti che ha rivelato: "Mi sa che mio figlio ha fatto una cazzata, meglio in carcere che tra gli spacciatori." A loro due, si aggiunge anche la figura di Marcello De Propris, colui che ha fornito a Del Grosso la calibro 38 con cui Luca Sacchi è stato ucciso. De Propris, già controllato dalle forze dell'ordine e sotto indagine per precedenti di droga, infatti, la pistola detenuta dal padre, Armando De Propris, a Del Grosso.

Menzogne, mistificazioni, depistaggi

Riuscire a fare luce sulla vicenda che ha portato alla morte di Luca Sacchi, secondo la pm, non è stato un compito facile. "Oggi mi sento obbligata a fornire la verità processuale che risulta dalle carte. Perché è stato ucciso? Il motivo a me ad oggi sfugge. Lo zaino era nelle mani di Paolo Pirino. Il grilletto è stato premuto da Valerio del Grosso con gratuita violenza, non c'era motivo", ha dichiarato la pm nel corso della requisitoria, lo scorso 11 febbraio 2022.

Secondo la pm, inoltre, anche le due persone che si trovavano con Luca Sacchi al momento dell'omicidio non si sono mostrate particolarmente collaborative: definisce, infatti, il comportamento di Giovanni Princi come ostativo all’accertamento della verità dei fatti. "E Anastasiya Kylemnyk ha mentito e cambiato versione più volte. Per fortuna i depistaggi non hanno colto nel segno e oggi si è potuto chiarire il contesto in cui è maturato l’omicidio – ha continuato Giulia Guccione – È una storia paradossale perché fin dalle prime battute Luca, la vittima, è stato fatto passare per l'accusato."

Il processo per l'omicidio di Luca Sacchi

Il lungo processo sulla morte di Luca Sacchi è iniziato nel 2020, dopo che ai tre imputati non è stato permesso di essere giudicati con il rito abbreviato che consentirebbe lo sconto di un terzo della pena e che, però, è inaccessibile nei casi di omicidio aggravato, in cui si rischia l'ergastolo. La prima udienza, prevista per il mese di marzo 2020, è stata rinviata inizialmente a causa del coronavirus. Iniziato, poi, nel mese di maggio, negli ultimi mesi ha anche rischiato di essere annullato a causa di un vizio di forma a causa di alcune intercettazioni tra gli arrestati in carcere che non sono state fornite ai legali.

Cosa non torna nell'omicidio di Luca Sacchi

Come ha ricordato la pm, infatti, Luca Sacchi all'inizio sembrava essere la vittima di una rapina, poi, però, è presto emersa l'ipotesi di legami con la droga. Nei giorni successivi alla vicenda, il ruolo di Luca nell'acquisto della droga non è stato immediatamente chiaro. Sicuramente, come emerso nel corso dell'autopsia dopo la quale i genitori hanno deciso di donare i suoi organi, è emerso che Luca non faceva uso di sostanze stupefacenti. Nel suo telefono e da alcune intercettazioni, però, sembra che Luca fosse a conoscenza delle vere ragioni dell'appuntamento. Questo anche secondo Del Grosso il quale, in una delle intercettazioni ambientali del carcere, viene registrato mentre dice al padre anche Luca, pace all’anima sua, però lo stanno a fa passa' per martire.

 

Anastasiya e Giovanni Princi

Al processo per la morte di Luca Sacchi, infine, restano estranei la ragazza di Luca Sacchi, Anastasyia e Giovanni Princi, condannati invece per reati legati alla droga. Quando Del Grosso ha sparato il colpo che ha ucciso Luca, Anastasyia si trovava a pochi metri distante dal ragazzo, a terra a causa delle botte ricevute da Pirino, mentre Princi, in quel momento, si era già allontanato. Nel corso della requisitoria la pm ha richiesto per Anastasiya, accusata per droga ma parte lesa nel processo per omicidio aggravato, una condanna di quattro anni e mezzo di carcere e ha giudicato il suo comportamento grave e da sanzionare. Diversamente dagli imputati per omicidio, Giovanni Princi, accusato di avere un ruolo nello scambio, è stato giudicato con rito abbreviato e poi condannato a 4 anni di domiciliari per spaccio: è proprio lui ad aver offeso i genitori di Luca, a meno di un mese dalla morte del 24enne.

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