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L'omicidio di Willy Monteiro Duarte a Colleferro
5 Luglio 2022
7:00

La lezione degli amici di Willy: la meglio gioventù che ha sempre chiesto giustizia, mai vendetta

Gli amici di Willy, sempre presenti ad ogni udienza, erano in aula anche ieri per la lettura della sentenza sul processo per la morte del giovane di Paliano. Una comitiva di ragazzi che si è sciolta in lacrime e abbraccia. In tutti questi mesi non hanno mai chiesto vendetta, urlato, insultato. Sono stati vicini, si sono tenuti le mani, hanno aspettato.
A cura di Simona Berterame
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L'omicidio di Willy Monteiro Duarte a Colleferro

Intorno a tutta la vicenda di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo ucciso di botte nell'estate del 2020 a Colleferro, c'è una vicenda che vale la pena di essere raccontata oltre la cronaca fuori e dentro le aule di giustizia. La comitiva di Willy da due anni segue passo passo l'iter giudiziario legato alla morte dell'amico, senza alzare mai i toni ma misurando sempre le parole. Mai una frase d'odio è uscita dalle loro bocche, non c'è nessuna sete di vendetta nei loro sguardi ma solo il desiderio di avere giustizia.

Ed erano tutti in aula anche ieri quando è stata emessa la sentenza di primo grado: ergastolo per i fratelli Bianchi,23 anni per Francesco Belleggia e 21 anni per Mario Pincarelli. "Ce l'abbiamo fatta fratello", ha scritto subito su una storia Instagram Caterina, postando una foto del gruppo di amici sorridente nel piazzale del tribunale. Lei si è presentata con una gamba ingessata, ma ha voluto essere presente durante la lettura della sentenza anche con le stampelle.

Samuele e Matteo erano con Willy quella maledetta sera e mesi fa hanno raccontato i dettagli di quel violento pestaggio, nell'aula di giustizia del Tribunale di Frosinone. Non si sono tirati indietro. E alla fine dell'udienza i due hanno potuto finalmente tirare un piccolo sospiro di sollievo, piangendo e abbracciando gli altri ragazzi presenti. È stata dura per tutti ascoltarli parlare, ricostruire l'accaduto, descrivere le responsabilità, accollarsi il peso delle proprie parole. Ma non potevano fare altrimenti: sono loro l'altra faccia di Colleferro, città di provincia e periferia di Roma allo stesso tempo, ex città industriale nata dal nulla, e che ha costruito una sua storia e una sua identità grazie soprattutto ai ragazzi che hanno fatto i conti con la deindustrializzazione e il suo lascito: uno dei territori più inquinati d'Italia.

S0lo loro che con fatica più di tutti si sono dovuti interrogare sulla morte di Willy e sul contesto in cui è avvenuto l'omicidio, in una "sera come tante", uno spazio e un tempo che altro non è che la loro vita di tutti i giorni. Loro che sanno che quegli altri ragazzi, quelli dietro le sbarre e che attendono di essere condannati, non sono mostri certo, ma sono diversi da loro per mille e uno ragioni possibili: per chi hanno incontrato, per l'educazione, per i i modelli seguiti, per le loro scelte. Prepotenti, violenti, con il mito dei soldi e del "criminale".

Un modo di comportarsi e di pensare che si sposa perfettamente con l'atteggiamento della famiglia di Willy, che ha affrontato un dolore immenso con grande dignità e compostezza senza mai alzare la voce. Schivi con la stampa, dopo la lettura del dispositivo si sono sciolti in un lungo abbraccio con gli amici del figlio. La pena comminata è la più alta, e per i genitori l'unica possibile, ma Willy, anche dopo due condanne all'ergastolo, non tornerà più.

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