video suggerito
video suggerito

Insulti omofobi sul posto di lavoro a Roma: 25enne si dimette, capo e collega rischiano rinvio a giudizio

A 25 anni un ragazzo è stato costretto ad abbandonare il lavoro e a cambiare città dopo essere stato vittima di offese e insulti omofobi da parte di capo e colleghi.
A cura di Beatrice Tominic
0 CONDIVISIONI
Immagine

Un vero e proprio incubo quello che si è trovato a vivere un ragazzo di 25 anni a Roma sul posto di lavoro. La situazione si è rivelata così pesante che il venticinquenne è stato costretto a licenziarsi, a cambiare città e, di conseguenza, a sporgere denuncia a carico del capo e di un collega. La situazione, prima che decidesse di licenziarsi, è andata avanti per quasi un anno e ora i due rischiano di finire a processo.

Il collega lo aveva preso di mira, ma sarebbe stato il datore di lavoro, che non avrebbe fatto nulla per impedire le violenze verbali, ad indurre la vittima a lasciare il lavoro con lettere di contestazione disciplinare e ritardi nel pagamento.

Il caso arriva in tribunale: rischio rinvio a giudizio capo e collega

I fatti sono avvenuti fra l'aprile del 2024 e l'agosto del 2025 e poco dopo è stata sporta denuncia. Nei giorni scorsi il pm Saverio Francesco Musolino ha chiuso le indagini sul caso: non è escluso che possa presto arrivare una richiesta di rinvio a giudizio a carico degli indagati che potrebbero essere accusati di stalking aggravato dall'avere agito con finalità discriminatorie. Nelle prossime settimane sono attesi gli interrogatori dei due indagati.

È proprio nell'aprile del 2024 che avrebbe iniziato a "vessare verbalmente e fisicamente il collega". Il venticinquenne veniva fotografato sul posto di lavoro, anche mentre dormiva, per poi creare degli sticker denigratori. A tutto questo si aggiungevano insulti omofobi. In un'occasione, di ritorno da un cantiere, lo hanno lasciato scendere dall'automobile e lo hanno costretto a tornare a piedi, minacciandolo di morte. "Ti metto sottoterra", gli avrebbe detto. "Ti mando dallo psichiatra", avrebbe detto ancora, creando un clima di isolazionismo intorno al giovane.

Il licenziamento e il trasferimento

Dopo aver trascorso mesi preso di mira sul posto lavoro, il venticinquenne è finito in ospedale dove gli è stato diagnosticato un grave stato di ansia, definito "disturbo dell'adattamento". Ed è stato costretto ad assumere farmaci. Soltanto dopo la diagnosi ha deciso di lasciare definitivamente il lavoro e di cambiare città.

Il responsabile, secondo le denunce, sarebbe un collega del giovane. Ma nella denuncia viene citato anche il capo: in qualità di datore di lavoro, infatti, era a conoscenza della situazione ma non avrebbe fatto niente per impedire i comportamenti "discriminatori e vessatori", ma le avrebbe addirittura giustificate.

Sarebbe stato proprio lui a rivolgersi al venticinquenne dicendo che ormai con lui non voleva lavorare più nessuno, a spronarlo per chiedergli scusa. Fino a convincerlo a licenziarsi, ritardando il pagamento dello stipendio o inviando lettere di richiamo.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views