La vittima, Massimo Monteneri
in foto: La vittima, Massimo Monteneri

In preda a una crisi allucinatoria uccide con trenta coltellate alla schiena l'amico di una vita, poi va da un vicino e gli dice di aver ‘salvato il mondo'. Non era capace di intendere e di volere Marco De Silli, l'uomo che il 20 ottobre 2017 colpì a morte Massimo Monteneri in un appartamento nel quartiere Serpentara a Roma. Per questo è stato assolto dal giudice con formula piena: adesso dovrà passare un anno in una Rems, ossia una struttura sanitaria che accoglie gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi. Ma la vicenda potrebbe non essere finita qui: a finire nei guai, il medico del centro di salute mentale che aveva in cura Marco De Silli e due psichiatri. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, i medici non avrebbero prestato le dovute cure e attenzioni all'uomo, affetto da una grave forma di schizofrenia paranoide. De Silli avrebbe dovuto prendere degli psicofarmaci, ma il medico del Csm non avrebbe mai vigilato sulla loro effettiva assunzione, mentre i due psichiatri non sarebbero intervenuti nonostante la segnalazione della sorella di De Silli. Per il medico è stata chiesta la condanna in abbreviato a otto mesi di carcere per concorso colposo in omicidio volontario, mentre per i due psichiatri di turno la mattina dell'omicidio è stato chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di rifiuto di atti d'ufficio.

L'omicidio di Massimo Monteneri

Ma torniamo indietro a quella mattina del 20 ottobre 2017. Monteneri era ospite a casa di De Silli, suo amico d'infanzia sin dai tempi dell'oratorio. Quella mattina De Silli, che già soffriva di gravi disturbi psichici, non stava bene. Delirava, tanto che la sorella si era preoccupata ed era andata nel Centro di salute mentale dove il fratello era in cura per richiedere un intervento. Secondo le testimonianze della famiglia e la ricostruzione dell'accusa, nessuno avrebbe fatto nulla. E quello che successe poco dopo fu una vera e propria tragedia, con Monteneri ucciso a coltellate dall'amico. I medici respingono le accuse, difendendo il loro operato e sostenendo che l'allarme era stato lanciato in ritardo.