Il Quadraro, quartiere popolare dove i Bnb stanno facendo salire i prezzi: “Non faremo la fine del Pigneto”

"No Speculazione. Non faremo la fine del Pigneto". Questa è una delle scritte che questa estate sono apparse su alcune serrande abbassate nella zona del Quadraro a Roma. Quest’area, da sempre a forte presenza operaia e popolare, da qualche anno vive trasformazioni che ne stanno modificando la composizione, con ripercussioni in particolare sull’accessibilità delle case.
"Sì, stiamo vedendo crescere la gentrificazione e un forte aumento degli affitti – commenta Alessandro Luparelli, consigliere comunale per Sinistra Civica Ecologista e da sempre impegnato nella vita politica e sociale di questo quartiere –. Non siamo ancora al livello di zone come San Lorenzo e il Pigneto, però c'è questo problema. Soprattutto al Quadraro Vecchio".

La suddivisione del Quadraro
La zona una volta conosciuta come Quadraro, la più densamente abitata d’Italia, nel corso dei decenni ha subito una costante suddivisione amministrativa. Fino alla seconda guerra mondiale con questo nome s’indicava tutta l’area lungo la via Tuscolana, da Porta Furba agli studi di Cinecittà. Un quadrante che nella nuova mappa di Roma Capitale è divisa fra Quadraro Vecchio (Municipio V), Quadraro, Quadraretto, Cecafumo, Appio Claudio e Cinecittà (tutti nel Municipio VII).
"Le scritte sono apparse nella zona del Quadraro Vecchio, che è caratterizzata da edilizia privata anche molto spontanea". Qui sorgono palazzine anche di soli due piani, in alcuni casi vecchi villini: un tessuto abitativo simile ad altri quartieri semiperiferici come il Pigneto. Negli ultimi anni sembra essere nato un nuovo centro gravitazionale che ha portato varie esperienze artistiche a trasferirsi nel quartiere.
Artisti e spirito ribelle
"È un quartiere molto attrattivo: sembra un paesetto dentro la città e questo affascina", spiega Paolo Assenza, coordinatore di Spazio Y, officina di arte contemporanea. "Nasciamo nel 2014 dall’incontro di un gruppo di artisti che gravitavano intorno alla zona e in quartieri vicini. La nostra volontà era quella di creare un progetto artistico che dialogasse con il territorio".
L’occasione di dialogo nasce in occasione dei settant’anni dal rastrellamento del Quadraro, quando i nazifascisti deportarono quasi settecento abitanti del quartiere, noto per ospitare molti partigiani, renitenti alla leva e oppositori dell’occupazione tedesca. Dopo una mostra e varie performance, "il quartiere decise che doveva nascere un punto culturale. Ci trovarono un piccolo magazzino di 13 metri quadrati, messo gratuitamente a disposizione da un piccolo imprenditore", continua Assenza.

"Dopo di noi hanno aperto altri spazi: una home gallery che si chiama Casa Vuota, un altro spazio che si chiama Pianobi e vari studi", aggiunge. Nel 2010 il quartiere è stato anche oggetto del progetto di realizzazione di murales MURo – Museo di Urban Art di Roma, un "museo a cielo aperto, pubblico e gratuito" e "non imposto ai cittadini e al territorio da amministrazioni, curatori, finanziatori, sponsor o altri fattori esterni", come si legge sul sito.
"Qui non mi pare che il territorio li ha accolti sempre bene – commenta Assenza -. Il murales, a differenza delle performance rimane. E nel tempo il murales è stato spesso usato come strumento politico: un modo per fingere riqualificazioni che non ci sono. C’è stato un ragazzo del quartiere, che faceva street art, che si è messo a vandalizzare i murales del progetto".
Il quartiere si sta trasformando, come molte periferie, anche a livello di residenti. "Gli abitanti storici man mano lasciano posto agli eredi, che vendono. Arrivano persone nuove e c’è chi dal centro decide di comprarsi casa al Quadraro: una cosa impensabile un tempo. È una trasformazione che inevitabilmente snatura il tessuto sociale, lo ibrida. Arriverà un giorno in cui somiglierà a Campo de’ Fiori".
Gli effetti sul mercato immobiliare iniziano a vedersi: i prezzi arrivano oltre i 4mila euro al metro quadrato, e si toccano anche i 7mila con un piccolo giardino. "La popolazione oggi è molto più varia rispetto a dieci anni fa – aggiunge Assenza –: nuovi arrivi, affitti che salgono, case vendute. Il Quadraro è noto come quartiere della Resistenza contro il nazifascismo, eppure conserva sacche di resistenza anche oggi. In modo diverso, ovviamente, ma quello spirito un po’ spinoso rimane: puoi venire a farti la passeggiata, ma non puoi fare quello che ti pare".

Trovare casa al Quadraro oggi
Superata la parte più storica, oltre il Monte del Grano, si arriva in piazza dei Tribuni. Qui inizia il Quadraro "nuovo", fatto di grandi complessi edificati da vari enti previdenziali. "Sono costruzioni senza standard urbanistici – sottolinea Luparelli – che l’hanno resa la zona di Roma con la più alta concentrazione di cemento e di abitanti". Oggi, però, molte di queste non sono più case popolari.
"Vent’anni fa ci sono state le cartolarizzazioni", ricorda ancora Luparelli. Gli appartamenti vennero trasferiti a società-veicolo, le cui obbligazioni potevano essere acquistate da investitori privati e ripagate con i ricavi degli affitti o delle vendite.
"Con le cartolarizzazioni gli inquilini hanno visto raddoppiare gli affitti, poi triplicarli, e spesso sono stati costretti all’acquisto a prezzi di mercato o allo sfratto esecutivo", commenta Marco Bucci, attivista del centro sociale Spartaco, impegnato sul tema dell’emergenza abitativa. "Nel VII Municipio ci sono almeno cinque sfratti a settimana con forza pubblica. Ma a luglio è nato uno sportello dedicato esclusivamente all’abitare, ADA – Agenzia per la casa, che oggi sta trattando tutte le domande per il contributo affitto previsto dalla nuova delibera 185/2025″.
Affitti brevi e serrande abassate
Anche gli affitti brevi contribuiscono alla scarsità di case. "Sulla Tuscolana ogni venti metri c’è una casa vacanze. La presenza della metro A gioca un ruolo centrale: in 15-20 minuti sei al centro. È chiaro che questa accessibilità attira. Il ruolo delle piattaforme incide moltissimo sul livello degli affitti: sempre meno case disponibili per affitti di lungo periodo", prosegue Bucci.
La cartolarizzazione ha inciso anche sulla vita del quartiere. "Molti locali al piano strada appartengono agli enti previdenziali, quindi rientrano nelle stesse dinamiche delle case", aggiunge. "I canoni d'affitto sono basati sui valori dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (Omi) dell’Agenzia delle Entrate – sottolinea Luparelli –, ma gli Omi sono alti rispetto al potere d’acquisto reale".
A complicare la situazione c’è anche la concorrenza dei grandi poli commerciali. "C’è l’online, ma qui vicino, lungo via Palmiro Togliatti e appena oltre il Raccordo, c’è la più alta concentrazione di grandi distributori: dall’Ikea a La Romanina, fino a Cinecittà 2, il primo centro commerciale di Roma", osserva Luparelli. "Questo ha ucciso il commercio di prossimità: botteghe, mestieri, tutto ciò che creava comunità", aggiunge Bucci. "Tra Don Bosco e piazza dei Consoli, ci sono tantissime serrande abbassate".
Le opportunità per il quartiere da carattere forte
La concentrazione di collegamenti e servizi, e non solo di popolazione, può offrire anche molte opportunità. Di questo ne è consapevole anche chi fa attivismo fra le strade dei vari quartieri che compongono il Quadraro. "Da una parte ci sono tanti problemi, ma anche grandi potenzialità economiche – sottolinea Bucci –. Cinecittà Studios, l’Università di Tor Vergata, il Policlinico, i centri di ricerca: nel territorio ci sono poli che potrebbero caratterizzare un’economia diversa, più sana. Serve investire in cultura, sanità, socialità, arte, mestieri, economia di prossimità".
Fra artisti, bed and breakfast e privatizzazioni, il vecchio quartiere operaio – il "nido di vespe", come era chiamato dai nazisti – è cambiato molto. "Sì, ci sono anche nuove comunità, nuovi insediamenti – conclude Bucci –. Ma, ad esempio, la comunità bengalese, quella romena, quella cinese, oggi sono un valore aggiunto. La trasformazione c’è stata, ma il carattere popolare resta".