Il cortocircuito della memoria: l’Anpi contestata nel giorno del rastrellamento del Ghetto
Il cortocircuito della memoria è tutto fotografato in una scena: l'Anpi, l'associazione dei partigiani, contestata e invitata ad andarsene durante la commemorazione del rastrellamento nazista del Ghetto di Roma, quando 1022 ebrei, il 16 ottobre 1943, furono deportati nei campi di sterminio. Al Portico d'Ottavia il ricordo pubblico si è trasformato in terreno di scontro politico, con alcuni membri della comunità ebraica che hanno urlato insulti alla delegazione dell'Anpi.
Le tensioni al Ghetto e le accuse dell'Anpi
Al centro della frattura, le posizioni dell'associazione partigiani sulla Palestina. "Siamo rimasti profondamente feriti nel vedere la brigata ebraica cacciata dal corteo del 25 aprile e siamo rimasti di nuovo profondamente feriti nel vedere la condiscendenza dell'Anpi nei confronti delle piazze pro-Pal", ha spiegato il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun.
"Ve ne dovete andare", "fuori, fuori", "vergognatevi", urla verso i militanti dell'Anpi. "Siamo stati attaccati, non vogliono l'Anpi, dicendoci che siamo pro pal e che non possiamo stare in questa piazza", ha detto la presidente dell'Anpi di Roma Marina Pierlorenzi.
Fadlun: "Una questione di pudore"
Fadlun aveva chiesto all'Anpi di non presenziare oggi per "una questione di rispetto": "Noi abbiamo un profondo rispetto per la storia della lotta partigiana, che è la nostra storia. Ricordo che il 5% degli ebrei italiani ha combattuto nella resistenza quando la media nazionale è 10 volte inferiore. Questa è una comunità pacifica ed è una comunità rispettosa. Ma oggi è una questione di pudore".
La replica dei partigiani: "Continueremo a esserci"
La delegazione Anpi, si legge in una nota, "è rimasta nella piazza della celebrazione insieme alle altre associazioni presenti e non si è fatta intimidire dall'uso della violenza che grazie alle forze dell'ordine presenti è rimasta solo verbale. Continueremo non solo a presenziare nei luoghi della Resistenza ma come sempre ad essere il motore di tutte le iniziative pubbliche (a partire dal 25 aprile) legate al nostro impegno civile nel nome degli ideali della Lotta Partigiana Antifascista e della Costituzione Repubblicana. Gli stessi valori su cui le centinaia di migliaia di donne e uomini della Resistenza hanno fondato l'Anpi".
Secondo l'Anpi la colpa dell'associazione, per Fadlun, è "l'aver denunciato i crimini di guerra in Palestina e l'aver sostenuto la popolazione civile di Gaza e della Cisgiordania. Costoro sappiano che in nome dei valori dei padri e delle madri partigiane e costituenti, l'Anpi continuerà a rivendicare libertà, autodeterminazione, democrazia e Stato per la Palestina ed il suo popolo". Stando a quanto si apprende, l'Anpi di Roma chiederà a breve un'incontro al sindaco Roberto Gualtieri e al prefetto dopo i fatti accaduti oggi al ghetto.
E intanto, nel giorno in cui Roma ricorda una delle pagine più tragiche della sua storia, la memoria resta contesa: nel giorno del rastrellamento del Ghetto a prevalere sono le polemiche politiche e lo scontro sul presente, mentre il ricordo delle 1.022 persone deportate rischia di restare sullo sfondo.