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Gianni Alemanno, respinta richiesta di scarcerazione: l’ex sindaco sconterà tutta la pena in carcere

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Gianni Alemanno: l’ex sindaco non sarà scarcerato, dovrà scontare i 22 mesi di pena residua a Rebibbia per traffico d’influenze.
A cura di Gaetano De Monte
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La Corte di Cassazione ha respinto come inammissibile il ricorso per la scarcerazione presentato dai legali di Gianni Alemanno, gli avvocati Cesare Placanica e il collega Edoardo Albertario. A confermarlo a Fanpage.it è stato l’avvocato Cesare Placanica. Come si ricorderà, l’ex sindaco di Roma ed ex ministro dell’agricoltura nel governo Berlusconi era stato arrestato il 31 dicembre del 2024 per aver violato gli obblighi previsti dallo svolgimento della pena alternativa a cui Alemanno era stato condannato per il reato di traffico d'influenze in uno dei filoni dell'inchiesta ‘Mondo di Mezzo' nella quale era stato assolto, però, da tutte le altre accuse contestate. L’ex sindaco di Roma, oggi leader del movimento “Indipendenza” dunque, dovrà finire di scontare la pena a ventidue mesi di reclusione nel carcere romano di Rebibbia.

L'avvocato Placanica: "Deluso per scelta della Cassazione"

La difesa, attraverso l’avvocato Placanica, dice a Fanpage.it di ritenersi deluso per la scelta della Cassazione di “non voler affrontare nel merito che la condotta originariamente contestata, cioè l’avere sollecitato l’immediato pagamento, senza attendere il maturare del proprio turno, ad Ama e Eur spa di somme pacificamente dovute non fosse più penalmente rilevante”. Non solo. L’avvocato si dice sconcertato dall’atteggiamento della giurisdizione italiana, “proprio nel giorno in cui la Corte europea per i diritti dell’uomo ha comunicato alla difesa il superamento del vaglio di ammissibilità del ricorso che era stato proposto sulla medesima questione a riprova della serietà dei temi oggetto di giudizio”. Ora, dunque, sarà la Cedu a stabilire se l’ex sindaco di Roma sarà messo in libertà, ritenendo eventualmente che il fatto contestato non sarà più rilevante penalmente. Ma per ora la giustizia italiana, invece, ha chiuso le porte alla scarcerazione, nonostante nell’udienza di ieri, il procuratore generale abbia in qualche modo confermato l’impostazione difensiva nella ricostruzione dei temi giuridici sollevati.

Perché Alemanno si trova in carcere

Gianni Alemanno si trova in carcere da un anno. L'ex sindaco si era presentato spontaneamente dai carabinieri della stazione Monte Mario per scontare il residuo di pena dopo la condanna definitiva per traffico d'influenze. Alemanno non aveva ottemperato agli obblighi per lo svolgimento dei lavori socialmente utili, e così aveva perso il beneficio di non scontare la pena in carcere. Secondo quanto emerso da accertamenti condotti dal nucleo speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma, infatti, Alemanno avrebbe violato il divieto di incontrare pregiudicati, e fornito false giustificazioni per assentarsi dalla comunità per madri maltrattate in cui avrebbe dovuto svolgere i lavori socialmente utili.

Le accuse

“Ho sbagliato, ma l'ho fatto perché amo la politica”, si era difeso così Gianni Alemanno, durante l'udienza davanti al tribunale di Sorveglianza di Roma, dopo l'arresto, avvenuto nel tardo pomeriggio del 31 dicembre 2024. All’esito del processo di merito, la Cassazione aveva condannato Alemanno perché era stata accertata una forte pressione di Salvatore Buzzi e di Massimo Carminati su Franco Panzironi affinché quest’ultimo si attivasse sul Sindaco per far ottenere alla società Eur i finanziamenti comunali necessari per pagare le cooperative che facevano riferimento ai due imputati. E ancora, nella sentenza degli ermellini si leggeva che “Questo pressing portò ad incontri e contatti diretti di Buzzi e anche di Carminati con Alemanno e la partecipazione di Panzironi, volti ad ottenere un intervento del Sindaco per la rapida e preferenziale definizione delle pretese creditorie delle cooperative”.

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